In una ipotetica antologia degli incipit romanzeschi memorabili, un posto potrebbe essere occupato dalle prime righe di Neuromante di William Gibson: «Il cielo sopra il porto aveva il colore di un televisore sintonizzato su un canale morto». L’attacco del romanzo di fantascienza colpisce per due motivi: il primo, originario, è l’efficacia con cui introduce immediatamente in un mondo dove l’artificialità tecnologica ha ricoperto ogni cosa; il secondo, che emerge leggendolo oggi, è constatare come – in un libro che voleva raccontare il futuro, ma che ormai ha superato i quarant’anni – l’immagine sia invecchiata. Il grigiastro e crepitante “effetto neve” che si manifestava sugli schermi televisivi in assenza di segnale non esiste più, è scomparso con il subentrare del digitale terrestre.
La televisione non è più quella di una volta. E nonostante sia percepita come una tecnologia novecentesca, ancora non ha smesso di evolversi e trasformarsi. Più che in crisi, oggi il medium televisivo è in pieno mutamento, segnando una distanza sempre più ampia dalle forme che ci erano familiari in passato.
Per questo leggere Sulla televisione. Scritti 1956-2015 di Umberto Eco – la corposa antologia, pubblicata qualche mese fa da La nave di Teseo, che raccoglie sessant’anni di testi del celebre intellettuale – non solo è un’occasione per ripercorrere buona parte della storia del medium attraverso l’acuto sguardo critico di Eco, ma anche per fare un lavoro di, potremmo dire, archeologia culturale, riscoprendo forme e linguaggi nati e scomparsi nel giro di qualche decennio.
Ripercorrere la storia della televisione è, in parte, ripercorrere la storia della società. È un’idea che sta dietro anche a un altro libro uscito recentemente: La democrazia non è un talkshow. Saggio storico della televisione italiana di Giandomenico Crapis, edito da Baldini + Castoldi. Qui la prospettiva storica che segue l’evoluzione della televisione in Italia – dalle comunità che si raccoglievano intorno all’apparecchio per vedere Lascia o raddoppia? all’informazione nella stagione del Covid – serve a raccontare come il mezzo televisivo abbia contribuito a plasmare il modo in cui viviamo e percepiamo il nostro paese.
Ma oggi, a che punto siamo? Che forme ha assunto o sta assumendo la televisione? Sarebbe troppo facile liquidare la questione pensando che si tratti di un medium ormai morente. Perché se è vero che la tv ha perso la centralità di un tempo nella cultura di massa e che le persone (soprattutto tra i giovani) guardano in media molta meno televisione di una volta, è vero pure che è difficile fare una sessione di scrolling su Instagram o TikTok senza imbattersi in spezzoni di trasmissioni televisive. Più che scomparire la tv sembra essere esplosa in una miriade di frammenti, invadendo altri schermi oltre a quello che stava in salotto.
Di questo tratta Anna Bisogno in TV espansa. Piattaforme, social network, IA, in uscita per Carocci. È un saggio che Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti