Nel 1996 Ana María Matute era già una scrittrice nota e canonizzata in Spagna. Nata nel 1925 a Barcellona da un padre proveniente dalla buona borghesia catalana, aveva vissuto da ragazzina la guerra civile e gli orrori dell’arrivo del franchismo in Catalogna; gran parte della sua narrativa fu influenzata da quanto visto in quel periodo. Nonostante anche durante la dittatura avesse vinto premi importanti (il premio Nadal nel 1959 per Primera memoria, il Premio Nazionale di Narrativa per Los hijos muertos l’anno precedente), molte delle sue opere vennero pubblicate censurate – al primo romanzo Los Abel (1948), ad esempio, vennero tolte circa venti pagine – e in generale il regime cercò in tutti i modi di ostacolarla, impedendole di andare a festival letterari all’estero o complicandole la separazione dal primo marito (per le leggi spagnole dell’epoca, una donna separata non poteva vivere con i figli, che rimanevano con l’ex coniuge). Non stupisce che proprio alla morte di Franco, nel 1976, sia stata proposta per il Premio Nobel per la letteratura e sia iniziata ad entrare in tutte le maggiori antologie letterarie dell’epoca.
Meno evidente il suo approccio al fantasy vent’anni dopo, con la pubblicazione di Olvidado rey Gudú (Dimenticato re Gudú nella traduzione italiana), anche se aveva già iniziato da anni a scrivere per l’infanzia – racconti grotteschi, intrisi di un particolare sarcasmo, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti