C’è chi lo definisce il Ken Loach del teatro e forse il paragone ha una sua ragion d’essere. Alexander Zeldin, drammaturgo inglese classe 1985, proveniente da una famiglia con ascendenze russe, ebree e australiane, è da più parti acclamato come uno dei maestri della nuova scena europea grazie a una serie di lavori che mettono al centro del discorso la disparità sociale, il classismo, il meccanismo economico e burocratico che sovrasta le vite dei singoli anche nelle democrazie avanzate.
Prendre soin (Beyond Caring, in inglese) è l’ultimo dei lavori della sua Trilogia della disuguaglianza ad approdare nel nostro Paese, dopo Love, ambientato nella notte di Natale in un centro di accoglienza per persone senza casa, e Faith, Hope and Charity, che porta in scena lo spaccato di una mensa sociale (passati entrambi al Romaeuropa Festival). In questo spettacolo, che ha aperto la stagione del Teatro Metastasio di Prato il tema centrale è il lavoro, quello che deve fronteggiare chi viene assunto tramite agenzie interinali, e le feroci condizioni che si vengono a creare. La scena si svolge in una macelleria industriale e segue le tensioni tra gli addetti alla pulizia e il loro caposquadra. È una mansione che si svolge prevalentemente di notte, per agevolare lo svolgimento delle attività di macellazione e confezione che avvengono durante il giorno. Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti