L’ANONIMA DI GALLIMARD
Non pochi lettori cosiddetti “forti” si accorgono da tempo di leggere desultoriamente, a sbalzi, col ritmo che hanno nella nostra vita i messaggi, le notizie, i cambiamenti. Alcune lunghe trame si scorrono con più impazienza. Studi ponderosi non vengono arati dallo sguardo secondo l’ordine dei capitoli ma aperti a caso, e assaggiati a bocconi qua e là. Non stupisce che a molti facciano compagnia soprattutto i libri di racconti e saggi brevi, magari costruiti modularmente, legati da un filo rosso o chiusi in una cornice. Nei giorni scorsi mi sono divertito a sfogliare un volume tascabile e panciuto come nella migliore tradizione Sellerio: il Dizionario del grafomane di Antonio Castronuovo. Che appunto della lettura parla, attraverso quel suo rovescio che è lo scrivere. Una paginetta ciascun pezzo, per centinaia di spigolature su autori di ogni epoca e paese: si va da Plutarco a Muratori, da Varrone a Murakami, dalle raffinatezze di Virginia Woolf alle rozze fabbriche di ghost writers impiantate da Dumas padre. La grafomania descritta da Castronuovo acquista un significato socialmente sintomatico nella modernità, quando si perde la percezione del limite che dà senso e proporzione – classicità – all’opera. Di qui si sviluppano due tendenze opposte: da un lato l’atletismo da Guinness dei romanzieri che compongono centinaia di volumi, dall’altro il corteggiamento beckettiano del silenzio. In mezzo, un ron ron di prodotti editoriali sempre meno avvincenti, e premiati da una vaga etichetta “di qualità” che paradossalmente finisce per rendere uniformi, cioè anonimi, proprio i percorsi letterari di coloro a cui la convenzione associa il titolo di “scrittori”. A questo proposito, mi è sembrata emblematica Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti