IL NOSTRO REGNO PER UN CAVALLO. La famigerata disintermediazione ci induce a confondere la sincerità con la brutalità, e ci sballotta ogni giorno tra duelli pubblici di enormi cartonati nazionali o planetari. Il fatto è che porta in primo piano gli altrettanto famigerati narcisisti: coloro che, più o meno dolorosamente, hanno bisogno d’integrare di continuo la propria identità, e che appena non si fissano in uno specchio hanno il terrore di sparire. Quando poi lo specchio non riflette l’immagine che vogliono, questi tipi provano a deformarlo. Allora, se sono abbastanza potenti, trasformano l’immagine così ottenuta in realtà “oggettiva”: fanno sognare il loro sogno agli altri. È la definizione delle dittature. Tutto ciò è diventato irrevocabilmente chiaro nel Novecento. Ma nel secolo scorso le intermediazioni erano ancora molte, sia a livello politico-mediatico sia a livello dei paradigmi ideologici. Oggi invece i giganti di cartapesta si ergono di fronte a noi senza più involucri, e cadono anche le distanze tra vita pubblica e privata. Naturalmente la personalità più rivelatrice rimane Trump, grosso bambino délabré la cui espressione, mentre dice le cose più incredibili, è il broncio a occhi chiusi di chi non sarà mai interrotto nel suo sogno se non da un altro sogno più profondo e definitivo. Ma si può cambiare canale, e ci si trova davanti a fenomeni analoghi con Fabrizio Corona, o Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti