TRE CONGEDI: ZOLLA, BARNES, BRECHT

LIBERTÀ O STORIA. Una volta mangiata la mela della modernità, e dello storicismo, sembra impossibile tornare a uno stato d’innocenza. Appena ci si prova si cade nel naif o si recita in costume antico (cosa che, per nostalgia, i moderni hanno fatto spesso). Ma esiste anche un bovarismo speculare. È il bovarismo di chi agisce nel presente immaginandosi già come figura di un futuro libro canonico, cioè credendo di rappresentare la punta più avanzata del progresso, e soprattutto illudendosi che gli altri siano un relitto del passato (di solito gli ideologi che vorrebbero buttare i nemici nella spazzatura della Storia ci finiscono a loro volta, e certe impreviste rivalutazioni di artisti o pensatori che un attimo prima venivano trattati come cani morti dimostrano quanto poco sappiano del Tempo i suoi idolatri). 

Tra queste Scilla e Cariddi, l’onestà intellettuale e morale ha una vita dura. È, il suo, il tormento riflesso nel modo forse più fedele dai contorsionismi dialettici di Adorno. Chi tenta di esserne all’altezza non può dimenticare che stagniamo tutti in una trappola buro-economica i cui meccanismi, sempre più raffinati, ci trascinano dove non vorremmo; ma deve anche ricordare che non per questo la platonica Bestia sociale è tutto – che non per questo ‘ha ragione’ o va giustificata ideologicamente. Come direbbe il protagonista di un romanzo distopico, il solo fatto che avvertiamo un disagio cronico è la prova che abbiamo memoria, anzi che abbiamo esperienza di qualcos’altro. E poi, resta la nostra vita di animali umani che hanno una fisiologia non diversa da quella dei tempi di Giotto o di Erodoto. Resta, soprattutto, l’ipotesi di sperimentare scelte radicali – di dire dei “no” netti, almeno ogni tanto, almeno quando qualcuno cerca di contrabbandare per Storia o per Fato la prima pagina di ieri. Ma davanti a questa ipotesi, inutile negarlo, siamo molto timidi. Specie se apparteniamo a un ambiente di lavoratori culturali, prevediamo subito il ricatto del nostro vicino convinto di saperla lunga sulle astuzie della storia, e quindi il rischio di fare la figura degli ingenui. Allora abbiamo bisogno di un aiuto – magari dell’autorizzazione di un personaggio dottissimo al di là di ogni sospetto. 

Nelle scorse settimane si è ricordato il centenario della nascita di Elémire Zolla. Anche a chi è lontano dalla sua visione del mondo, leggere i suoi migliori saggi giovanili può essere utile per superare quella timidezza. A differenza di Adorno, di cui ha dato in Italia una traduzione “di destra” – la “sinistra” era Fortini – Zolla non accetta di risolvere la critica della modernità nella spirale di una dialettica negativa. Sente il bisogno d’indicare un polo positivo, quel Bene della mistica e dell’ascesi rimosso dai moderni. E sfruttando una cultura eccezionalmente vasta, lo fa con un coraggio rarissimo nel panorama degli ultimi decenni. Forte delle sue convinzioni, ad esempio,

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