È lecito fare differenze fra i morti? Creonte dice di sì, Antigone di no. Secondo Creonte i morti contano per la vita che hanno vissuto, finché l’hanno vissuta. Ad esempio, Ratko Mladić è stato un mostro e la morte non gli restituisce l’onore. Secondo Antigone la morte è un salto dirimente, una soluzione di continuità: riporta radicalmente alla nascita, saltando all’indietro l’esistenza e le sue azioni. Conta l’origine, il sangue, non lo svolgimento. Dunque Mladić è un serbo, e la Serbia deve accoglierlo con onore.
Per Creonte vale la vita, per Antigone la nascita e la morte, ovvero gli estremi, entrambi al di qua delle scelte.
Creonte dice che non bisogna seppellire Polinice, Antigone afferma che la morte ha i suoi diritti e vuole dargli degna sepoltura: non importa se in vita ha assalito Tebe con altri sei alleati (i celebri “sette contro Tebe”), minacciando sterminio.
Cerchiamo, per una volta, di prendere le parti di una terza persona. Cosa ne pensa Tebe? Cosa ha passato la città, quali sono i suoi immediati trascorsi?
Ha avuto un re, Laio, assassinato; una sfinge che l’ha assediata e isolata dal resto del mondo; un salvatore che è il medesimo uccisore del re, e suo figlio; e che diventato il nuovo re, si è giaciuto con la regina, sua madre. Quattro figli sono nati dall’unione, così che Giocasta è madre e nonna al tempo stesso. Ma Tebe ha anche subito una terribile pestilenza, per questo, prima che il non impenetrabile arcano fosse svelato. Poi è incorsa nell’assedio di Polinice e dei suoi alleati contro Eteocle, guerra atroce che ha visto i due fratelli uccidersi a vicenda. Ecco: se il mito è racconto, occorre ricordarlo tutto.
Quando Creonte, nuovo ed ennesimo re, proclama l’editto che vieta la sepoltura di Polinice, fa qualcosa di sbagliato. Di certo si pone a un’estremità: si potrebbe dare a Polinice una sepoltura qualunque, semiclandestina, tanto per sottrarre le sue spoglie ai cani e agli uccelli. Tuttavia, i tebani cosa ne pensano? Nella tragedia di Sofocle, sembra prendano le parti di Antigone e del suo fidanzato Emone. Un cadavere insepolto, infatti, arreca danno alla salubrità incorrotta dell’aria; è un “miasma” insano, come la colpa di Edipo. E si prospetta un’altra infrazione, un’altra pestilenza. Tebe non ne può più. Tebe ha bisogno che un re estraneo alla slavina di mali cominciata con Laio prenda in mano la città e la conduca al di fuori di questo incubo. La portavoce di questa posizione intermedia può essere Ismene, la quarta figlia di Edipo e sorella di Antigone, che tuttavia la stessa Antigone tratta con asprezza.
Creonte vuole misurare il proprio potere emanando un editto estremo. Ha bisogno di questo per suturare violentemente ciò che avverte come una rottura profonda della legalità, della convivenza: qualcosa come Auschwitz, come (con rispetto delle proporzioni) Srebenica. Un non sapere, un non aver riconosciuto, un non essersi riconosciuti, hanno ottenebrato la città, infliggendo danni mostruosi. Creonte vuole farla finita con tutto questo, e impone, in eccesso, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti