Esiste un genere anche per le copertine dei libri? Me lo sono chiesta spesso, attraversando le librerie negli ultimi anni, da lettrice innanzitutto, ma anche con quello sguardo obliquo, inevitabilmente deformato dal mestiere, che si posa prima sulle cover e poi su tutto il resto: titoli, autori, fascette, trame, editori. La domanda nasce da un’esperienza duplice: quella di chi studia da tempo la presentazione visiva dei libri come primo strumento di comunicazione, e quella di chi osserva con attenzione la nascita e l’andamento dei bestseller — già capaci, nelle loro copertine, di suggerire tracce e indizi — e ne segue le traiettorie. Di fronte a certe ripetizioni visive, il sospetto si è fatto via via più insistente: non solo una moda passeggera, ma una vera e propria grammatica condivisa?
Non mi riferisco, sia chiaro, a stili editoriali storici e ben riconoscibili — lo sfondo bianco di Einaudi, i pastelli di Adelphi, il blu di Sellerio — ampiamente analizzati e codificati. Né intendo soffermarmi sulle mode più eclatanti, come il dilagare dei volti in primo piano o delle figure di spalle, talmente diffuse da risultare quasi scontate. Parlo di altro: della nascita e dell’implementazione, all’incirca nell’ultimo lustro, di una specifica estetica che sembra aver trovato un terreno particolarmente fertile in un filone editoriale preciso — quello dei romanzi storici radicati nella geografia italiana, intrecciati a saghe familiari, personaggi simbolo e grandi affreschi di Storia. Che esista, insomma, un nuovo genere o sottogenere anche nel linguaggio visivo? Un richiamo silenzioso e potentissimo, capace di catturare la vista ancora prima che si posi su risvolti e quarte?
Tutto ha avuto inizio, o almeno ha preso una forma compiuta indicando una direzione chiara – ora che la leggo a ritroso – con I leoni di Sicilia di Stefania Auci, pubblicato dalla casa editrice Nord nel maggio 2019. Il romanzo storico racconta l’ascesa della famiglia Florio in Sicilia, la loro trasformazione da umili commercianti a protagonisti dell’economia siciliana nel XIX secolo. La storia ha subito conquistato il cuore dei lettori. Oggi è considerato uno dei più grandi fenomeni editoriali degli ultimi anni, con oltre un milione di copie vendute, più di cinquanta edizioni e traduzioni in quaranta paesi e una serie Disney+. E se la forza di attrazione del libro nei confronti del lettore non risiedesse soltanto nella scrittura? Se una parte del suo magnetismo si fosse sprigionata proprio sin dalla copertina?
In prima, un dettaglio di Ritratto di signora con due adolescenti, un dipinto del 1910 di Vittorio Matteo Corcos. Tenete a mente questo nome, perché ci tornerà molto utile più avanti. La scena ritrae una donna al centro della pagina, seduta su una sedia di legno. I poggia braccia alti le permettono una postura quasi geometrica, con le mani intrecciate all’altezza del petto. I suoi capelli sono raccolti in un elegante chignon, scuri come gli occhi e le sopracciglia, gli unici elementi di tinta più definita in un contesto dominato da tonalità di bianco sfumato e oro (nelle vesti anche del ragazzo accanto) e azzurro (presente nella sedia, nel cielo e nel mare sullo sfondo).

Quest’immagine evoca, di impatto, memoria, storia, forza femminile e mistero. Lei che guarda verso il lettore con una impostazione sicura, quasi sfidante, tiene un volume aperto sulle gambe. Una metafora potentemente evocativa. Lui, accanto a lei è di profilo, con gli occhi rivolti altrove. L’intera opera, con le sue pennellate delicate e i colori tenui, trasmette un fascino senza tempo, un senso di calma che apre a ricordi e crea un’atmosfera intima.
Sulla scia del gradimento, la Nord ha inaugurato una linea editoriale sempre più riconoscibile. Per la maggior parte si tratta di titoli che sono stati e sono piuttosto premiati dai lettori. Sarà chiaro a questo punto che non mi interessa indagare la natura di questi successi tra le pieghe della scrittura – di questo hanno scritto altri e altri ne scriveranno – la mia teoria è che parte di quell’accoglienza del lettore possa essere intercettata già grazie a una certa presentazione visiva del libro che, come sto notando Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti