Nel titolo dell’ultimo libro dello storico Carlo Ginzburg, c’è un paradosso che lega l’esperienza concentrazionaria di Primo Levi ad Auschwitz ai fatti del 7 ottobre 2023 e alla violenza che ne è succeduta. È il paradosso della prossimità che genera vergogna – come quella che si avverte per le cose più intime e famigliari (ad esempio, per il proprio paese di provenienza), o come quella su cui, all’indomani del secondo conflitto mondiale, Karl Jaspers meditò con acume: la «colpa metafisica» che nasce dalla comune appartenenza al genere umano dei colpevoli e dei loro complici e che consiste «nel venire meno a quell’assoluta solidarietà con l’uomo in quanto uomo». In quanto italiano e ebreo – in quanto uomo di frontiera tra culture e memorie diverse – Ginzburg non si esime dalla ferma condanna della condotta del governo di Netanyahu a Gaza, e nel farlo si riconosce in quella vergogna qualcosa che lo (e ci) riguarda personalmente.
Il vincolo della vergogna. Letture oblique, pubblicato ora da Adelphi, è un libro generato, con movenza tipica di Ginzburg, dalla sua «euforia dell’ignoranza»: ogni saggio parte da un’anomalia incontrata per caso, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti