I.

La logica dello stendino: si potrebbe cominciare così 

una poesia 

che dice la solitudine, che la mostra non la dice, mette in scena per un solo spettatore

recidivo – hai però dalla tua i catasti e i cumuli – un ralenti occhio di mosca (riesce a vedere una quantità di cose tra loro disorganiche nello stesso momento) sulle pagine attecchite al comodino da non si sa quanti anni, diceva che avrebbe voluto morire tra lenzuola ricompattate 

avvicinando la presa dagli angoli come le nonne (aggiungo)

e che invece lo avrebbero trovato dopo due giorni, lucky

solitudine è quando non ti cercano, potresti finire in tutti quei modi che piacevano 

alle maestranze gli sfollagente, ai corsi sulla prevenzione andresti fortissimo

e dove trovo i tuoi libri, prova dal macellaio, oppure non usare quell’arma

(un taser – puoi solo dentro casa)

con le decine che si catapultano, hai notato com’era tutto meno 

Anto mi sveglia col consiglio di fonare diluito nel vocale di dieci minuti (metti x2) 

il tempo dei propositi da fissare, ancoraggio-ansiodep che cade nel bicchiere per cinque, lo stesso del diazepam con meno effetti sul lungo che non conosciamo – 

Alle volte sono gli assalti, cos’hai pensato? Le cinghie sulle valigie dei vicini come sfollati che hanno giusto gli occhi, se dico ciao rispondono con quelli

Sono bellissimi quei bambini scheletro quasi morti di fame

ha scritto su whatsapp dal bagnasciuga di Capalbio (“quella dei poveri, Montalto di Castro”)

Scriveranno che vedevamo, che vedevamo tutto e 

Perché non mi chiami? 

Non cercarmi, metto aereo

II.

La femmina è mancante

e si accanisce 

Non chiede l’amo 

m’ama, piuttosto 

(e lui, il contrario)

Tormenti, rivelazioni perente (fammi un video

allarga le gambe)

l’incongrua pelata

in trazione, zoliana (dettagli iperrealistici: sviene)

Ha un’altra, nasconde/esibisce

gonna corta non da moda ma miseria

lavaggio antimacchia, 60 gradi, ristretta

il punto iniziale di una situazione fiabesca è spesso la fame

e l’alternativa più frequente è quella tra mangiare/essere mangiati

Bisogna stare attenti quando si pensa 

(“finché manca la minima scintilla di passione, nell’atto sessuale non c’è nessun significato”)

La prima donna che ho avuto è stata un muro

sussurrava parole d’amore come culo e fica

III.

chissà se è ancora grasso come a S., quando usciva dalla doccia e sembrava un antico romano

troncare le conversazioni, per poi rilanciare con “ci vediamo? Quando ci vediamo? Stasera ci vediamo?”

Mi voglio svegliare con un uomo accanto, o voglio un uomo con cui fare colazione in hotel?

Del cane ha detto: questa è casa sua

Perché se dice “ti chiamo domani” oppure “domani andiamo a cena” l’indomani non richiama

a. Se ne dimentica
b. Subentrano gli impedimenti e per non litigare etc.
c. Sono mere proposte buttate lì, non le considera “da agenda”
d. Ripensa a cose che ho detto/fatto e gli passa la voglia

Come stavo bene nel b&b. Pulito, ordinato. I b&b servono a passarci pochissimo tempo, peccato

Vorrei raccontare cose a B, magari dopo il sesso. Ma non c’è un dopo, e non c’è più nemmeno il sesso

L’amore era quello stare vicini, quella sola presenza costante, ogni giorno, tutti i giorni, tanti anni

Doveva portare il figlio a santi apostoli, l’ha ripetuto due volte come se dovessi sapere che cazzo c’era lì

È come a una visita medica, si spogli, si rivesta

i messaggi di Andrea Accardi o del Perozzi o di chiunque

Quando lo fa dice cose banali, oppure astruse, mi piacciono le tue ascelle

Voleva vedermi nel weekend, ma dovevo fare il laser. Ero tutta bruciata e si è arrabbiato perché non glielo avevo detto. Non lo so perché, cioè esattamente per questo motivo, perché avevo i capelli carini, volevo andare da lui, cenare con lui, dormire da lui. Ha detto che non aveva senso così e ho

risposto: forse sei tu a non avere senso per me

Non posso fare più niente, Lacan: le azioni sono contingenti e gli atti definitivi. I miei sono acting out per giunta fuori controllo, scomposti e patetici, i suoi sono atti

“e tu non vuoi parlare con me di letteratura”

Mi parla nella testa, addita le colpe, ci sono le cose

una volta pensavo alle parole difficili come poetiche (commessure)

Facile essere educati quando non 

mi provavo tutto un discorso a nessuno

nessuno vuole farmi parlare o vivere

Io un nome ce l’ho 

(leggendo Beckett)