Qualcuno ricorderà, forse, la storiella del bimbo che poneva alla vecchia nonna quesiti imbarazzanti: «Dimmi, nonna, tu come sei nata?», «Dentro una rosa, caro»; «E papà?», «Sotto un cavolo…»; «E io, come sono venuto al mondo io?», «Ti ha portato la cicogna…». Il piccolo, stupefatto, a quel punto esclama: «Ma quindi non si fa l’amore nella nostra famiglia!».
Era una barzelletta che citava Ado Kyrou, nel suo volume, apparso in prima stampa nel 1957 e ripubblicato nel 1966, Amour-erotisme & cinéma. Un bel libro, che ancora ha da offrire spunti validissimi di riflessione sul rapporto tra l’eros e i modi di rappresentarlo. Kyrou lo scrisse in un contesto sociale e culturale che oggi potrebbe apparire un abisso del tempo. «On ne fait pas l’amour au cinéma!» (“nel cinema non si fa l’amore” concludeva l’autore, collegandosi alla battuta sopracitata del bimbo, «l’amore nel cinema diventa una cosa astratta, che può ben associarsi all’amore per i fiori, all’amore per Gesù, a quello per un dittatore. Eppure, il cinema è il mezzo di espressione più adatto a esaltare l’amore nella sua grandiosa unità, che non tollera le discriminazioni».
Cambiato tutto ciò che v’è da cambiare e sganciandosi dai sistemi massimi, anche nel 2026, a quasi settant’anni da quando Kyrou lamentava che si volesse “uccidere l’amore”, come inscindibile sintesi di carne e spirito, nel cinema ma non soltanto nel cinema, noi dobbiamo rilevare la pressoché totale assenza, la ri-cancellazione dagli schermi di quell’eros che Kyrou aveva preconizzato e auspicato e che si era potentemente inverato nei decenni a seguire – nel cinema come nella vita. La “Rivoluzione” successiva alla fine degli anni Sessanta aveva avuto come riverbero la nascita di un vero e proprio genere, l’“erotico”, in cui la sessualità non entrava più soltanto a livello di citazione o di allusione, ma diventava protagonista: diventava il film.
I chiodi nella bara del genere erotico sono già diversi anni che mani diverse e per diverse ragioni li hanno ribattuti. Ma il requiescat sulla salma del caro estinto diciamo che è stato soprattutto l’ultimo decennio a recitarlo
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