Un tempo le code all’ingresso dei negozi di vivande erano una prerogativa dei paesi comunisti: tra gli argomenti per dimostrare la quotidianità invivibile imposta dai regimi del socialismo reale, l’attesa sui marciapiedi per l’acquisto di cibo era uno dei più persuasivi. Oggi, file di un tipo simile – sempre più numerose nelle grandi città occidentali, file quasi esclusivamente composte da turisti – sono traccia del trionfo del capitalismo digitale sulle nostre vite: la gente su Instagram vede le immagini “leccate” di vari preparati gastronomici e, per poterli immortalare a propria volta, su di essi imbastisce il programma di un intero soggiorno di viaggio, a scapito di altre, più tradizionali esperienze (la visita di un museo o di un monumento, la passeggiata in un parco). In Europa è Parigi a detenere il primato di questo strano fenomeno: per comprare a prezzi esorbitanti nei posti “giusti” (quelli con più follower) un croissant, un pain au chocolat o anche una semplice baguette, da fotografare ancor prima che da mangiare, gli utenti di Instagram sono pronti a sorbirsi anche due ore di coda. Da corvée evitabile, magari saltandola furbescamente, la coda è divenuta, per molti, un’esperienza gratificante, poiché attesta il prestigio sociale del desiderio che, per quel tramite, si esprime.
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