Era difficile non deluderci da bambini. Era difficile anche non avere la nostra fiducia. Eravamo tutti presi dalle nostre fantasie, dai nostri amici e dai giochi che facevamo dopo la scuola. A volte parlavamo del futuro, pensando che saremmo diventati degli adulti coraggiosi, buoni e votati all’avventura. Passavamo il sabato pomeriggio insieme e ognuno di noi portava con sé il racconto del proprio eroe di riferimento, il modello e l’ispirazione del perfetto comportamento, attorno a cui crescere. Qualcuno adorava Batman, moltissimi si sentivano Superman – i fumetti e i romanzi erano le fonti più gettonate, ma non per tutti: le bambine più audaci avevano già adocchiato qualche eroina televisiva delle soap. 

Io andavo matta per Pippi Calzelunghe, che abitava in una villa senza adulti.

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