Giovedì 16 aprile alle 17 e 30 Matteo Marchesini leggerà alcune sue poesie alla Casa della Memoria e della Storia (Roma). Con l’autore dialogherà poi Alessandro Carlomusto.
EVOLUZIONE
A noi, in famiglia, le cose ci cadono di mano,
gli spigoli urtano tempie o femori
e i pezzi di scaffali e frullatori
s’incastrano solo dopo un pugilato
per crollare la sera dell’acquisto
quando il libretto d’istruzioni è già perso in un cestino.
Anche questo è dolore, anche il ridicolo
se per nasconderlo si rinuncia a vivere.
Gli stessi gesti stagnanti nei decenni – poi di scatto
un nuovo gergo da balbettare a forza
e a tratti, come castigo, un incidente.
L’anima irascibile
che non ha più coraggio perché non ha virtù
gonfia la bile nera intanto, tesse
drammi eschilei qualunque mossa incauta
col trapano o lo sterzo.
Non c’è riparo per chi inciampa così
come un cartoon di carne
se non esagerare la goffaggine,
farne scena, non smettere di dirla.
Ecco allora cos’è la verità: la seduzione di chi non ha altro
e ipnotizza col suo squallore chi lo guarda
perché non rida, non subito
almeno, non prima di avergli dato un po’ di vita.
*
INSTALLAZIONE
Chi è nella Storia viene inghiottito intero
e a volte vomitato come Giona,
Cappuccetto o Pinocchio – ma chi resta
vero soltanto per la cronaca è amputato
della testa o dei piedi nel suo letto,
disperso nella strage casuale
in un bar d’Occidente
o mescolato alla vecchiaia cronica
che augura a ognuno il male
mai avuto: resta gente.
Siede al sole. Telefona. Si scalda
in qualche spiazzo un po’ Italia
un po’ Dubai: guarda i boschi
splendenti, verticali, e lì di fronte
i muschi di Titone su un palazzo
di altri rinascimenti.
Non avrà mai la sua resurrezione,
al massimo un recupero partita:
se non è morto è perché non ha vissuto.
Affogato nell’enfasi barocca
che schiuma dagli screen
come un errata corrige infinito,
o parla troppo o muto
apre appena la bocca. Sente il groppo
dei reel in gola. Li traduce in sputo.
E qui domani
gli insetti solcheranno il vasto mare.
*
FEDE
Con gli anni i corpi dei coniugi si asciugano,
si spiegano le formule più oscure.
Del gesto che era simbolo
e ritmo, o quasi musica
resta il significato tutto nudo.
Soltanto figli, medici, stranieri
scandiscono con cesure immaginarie
le notti e i giorni come canti antichi.
I coniugi, senza saperlo, erano un verso.
Capirsi li traduce in due emistichi.
*
UN COMPLEANNO DEL 2025
Quante cose sparite in pochi anni.
E io immobile, freddo – come un sasso
sul fondo di un ruscello. O più volubile
dell’acqua in superficie. La scrittura,
il sesso: niente altro. Un parkinson di idee
sotto la faccia ottusa. E la paura
nascosta dietro l’eco della stampa:
basta guardarmi perché mi corrompa.
*
PREGHIERA
Non sono veri i panni che il bambino
accumula nel prato per i ricci? Non è vera
la sua tenacia, l’ansia di accudirli
per salvarli da volpi e tosaerba? Sì, vero
è anche che le tende
di sterpi non sono vere tane
e franeranno a pranzo
insieme a rami che simboleggiano fucili,
a immaginari ranch o a porte fatte con gli zaini.
Ma quel bambino era davvero tutto lì.
Se al pomeriggio ha già dimenticato
e tra gli sterpi non decifra il sangue
è solo perché è al di qua di tempo e spazio.
Non umiliarmi quando alzi lo sguardo
dal diorama di coppia che ti offro
tornando al naturale: amami
invece, e fa’ quello che vuoi. Mentre mi lasci,
convincimi che lo stesso sono vero.