Per tutta la durata del nazismo e fino alla fine della Seconda guerra mondiale, la Germania non ha conosciuto episodi di resistenza armata. Questo fatto storico ha nutrito per decenni il pregiudizio che, in Germania, l’adesione popolare al regime fosse pressoché completa. In realtà la resistenza tedesca, in tutte le sue diverse forme, ha contato quasi mezzo milione di persone: un mosaico di vicende tragiche ed eroiche che sarebbe potuto servire ai tedeschi per fondare una nuova coscienza nazionale nel Dopoguerra. Soffocate dalle logiche della Guerra Fredda prima, poi tardivamente recuperate sotto forma di un antinazismo istituzionale, queste storie sono spesso cadute nell’oblio, sfuggendo alla presa della memoria collettiva.
Nel suo recente libro Storie della resistenza tedesca (Laterza, 2025) Tommaso Speccher racconta con grande felicità divulgativa alcune di queste vicende, spesso sorprendenti e pochissimo conosciute nel nostro paese. Speccher, da anni residente in Germania, lavora presso importanti istituzioni come il Museo ebraico di Berlino, la Topografia del Terrore e la Casa della Conferenza di Wansee. Nel 2022 ha pubblicato, sempre per i tipi di Laterza, il saggio La Germania sì che ha fatto i conti con il nazismo.
I.G.: Partiamo da un dato: nel libro dice che l’1% dei tedeschi, circa cinquecentomila persone, decisero di battersi contro il nazismo. Quando l’ho letto ho pensato: perché così pochi? Ma la vera domanda forse è un’altra: sono stati davvero pochi? In Italia c’è stata una Resistenza antifascista più numerosa e diffusa?
T.S.: Come il mio libro precedente, anche questo si muove nel solco di un dialogo italo-tedesco. Dunque partiamo da un confronto: Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti