Da vicino nessuno è normale, prima di diventare il titolo di un programma tivù, era uno slogan stampato a Trieste sulle t-shirt, che viaggiava su e giù per l’Italia, erroneamente attribuito a Franco Basaglia. In verità, la frase è approdata dalle nostre parti grazie a operatori brasiliani che lavoravano nei servizi di salute mentale: «De perto ninguém é normal» non è che un verso tratto da Vaca profana, una canzone visionaria e singolarissima del cantautore Caetano Veloso.

Ma che cosa c’entra Franco Basaglia, il celebre psichiatra veneziano (1924-1980) padre dell’altrettanto celebre legge n. 180, la legge Basaglia appunto, del 1978, con il Brasile? 

La risposta si trova nel titolo del prezioso volume ristampato poco dopo il centenario della nascita (Basaglia nacque l’11 marzo 1924) dal Saggiatore: Conferenze brasiliane, a cura di Maria Grazia Giannichedda e di Franca Ongaro Basaglia. Si tratta della trascrizione di quattordici conferenze che Basaglia tenne in Brasile – San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte – tra il giugno e il novembre del 1979, un anno dopo la legge Basaglia sull’abolizione dei manicomi e un anno prima della sua morte improvvisa, avvenuta esattamente quarantacinque anni fa, il 29 agosto 1980, nella sua casa veneziana. Quasi vent’anni dopo, nel 1998, uno degli organizzatori dei convegni, lo psichiatra Antonio Soares Simone, ritrova fortunosamente i nastri delle registrazioni delle conferenze brasiliane e decide di spedirli alla moglie dello psichiatra, Franca Ongaro, che progetta quindi un volume destinato a diventare il testo basagliano più conosciuto nel mondo, tradotto in tedesco, francese, greco, giapponese e spagnolo. 

«Il fascino discreto del manicomio», come Basaglia lo definì in un pezzo su «La Repubblica» del 5 settembre 1979, colpiva non solo l’Italia ma il mondo intero perché «l’istituzione razionale del manicomio, che racchiude l’irrazionalità» nasce per far diventare razionale una persona folle nel momento in cui è internata in manicomio. Non diversamente dal carcere che, nell’ottica basagliana, ha una funzione integrativa simile. «In realtà, tanto il manicomio quanto il carcere servono a confinare le devianze dei poveri, a emarginare chi è già escluso dalla società. In larga misura, manicomio e carcere sono intercambiabili: possiamo prendere un carcerato e collocarlo in manicomio o prendere un folle e metterlo in prigione». Nelle poche, rarissime e potenti digressioni autobiografiche presenti nel volume, Franco Basaglia parla della sua di detenzione: 

Quando sono entrato per la prima volta in un carcere ero studente di Medicina.

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