Nell’ottobre del 1963, André Malraux, uno dei più grandi intellettuali francesi del Novecento, politico, scrittore, pensatore, critico d’arte, eroe della Resistenza, in qualità di ministro della Cultura sotto la presidenza di Charles de Gaulle contattò il compositore Olivier Messiaen per chiedergli di scrivere un’opera sacra volta a commemorare i caduti delle due guerre mondiali. Malraux disse che pensava in particolare a un Requiem, ma Messiaen gli rispose: «Perché Requiem? Non sono mica morti in eterno. Risorgeranno». Da qui, il titolo definitivo del lavoro, tratto dalla penultima riga del Credo niceno: «Et exspecto resurrectionem mortuorum, et vitam venturi sæculi» (“E attendo la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”). Eseguita alla Sainte-Chapelle di Parigi, in una sorta di anteprima, alle 11 del mattino del 7 maggio 1965 – esattamente a vent’anni dalla resa tedesca firmata dal generale Jodl a Reims, che segnò la fine della guerra in Europa –, Et exspecto resurrectionem mortuorum ebbe la sua prima ufficiale la mattina del 20 giugno, dopo una messa solenne nella cattedrale di Chartres, alla presenza di Malraux e di de Gaulle, che si congratulò calorosamente con il compositore dopo il concerto.

Messiaen aveva iniziato la composizione dell’opera nel luglio del 1964,

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