«Un tempo (neanche tanto lontano) era normale che un critico letterario mettesse uno sull’altro i suoi pezzi d’occasione, per dare testimonianza di un’esperienza di lettura […] Oggi, anche le raccolte di saggi più ampi sono guardate con sospetto». Il quadro tracciato da Pierluigi Pellini nella «Premessa» a Schedario francese, cofanetto di tre piccoli volumi per l’editore Mauvais Livres che raccoglie brevi articoli apparsi in maggioranza su «Alias», inserto culturale del «Manifesto», è incontestabile: dopo trent’anni a dibattere sulla crisi della critica, il discorso sulla letteratura si costringe per lo più in pochi formati imposti da ragioni concorsuali (le monografie universitarie, con le loro note, le loro bibliografie, i loro omaggi da pagare) ed esigenze commerciali (le impressioni di lettura, il personal essay sempre più autobiografia di un lettore e meno, appunto, saggio). Mi sembra che in questo quadro rimanga sullo sfondo un dato importante: le schede di lettura nella storia del secondo Novecento si dividevano in due sottogeneri, uno rivendicato dagli autori-critici d’eccezione sui giornali (Pasolini, Zanzotto, Manganelli, Calvino …), l’altro interno all’accademia. Fino alle soglie del secolo in cui viviamo, i libri di schede erano appannaggio di docenti universitari che decidevano di mettersi in gioco sulle terze pagine dei quotidiani e poi di peso trasportavano in volume i loro articoli impreziositi di qualche nota. Schedario francese appartiene a questa tradizione: e la onora.
Aggiungerei che a essere in via d’estinzione è anche un altro tipo di scrittura critica: la storia della letteratura, che è il punto di Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti