In una città non troppo lontana, un uomo giovane, già stimato professionista; un uomo mediamente colto, rispettoso delle leggi, urbano nei modi e benvoluto da tutti, s’innamora di due donne contemporaneamente.
Conosce A. al mattino mentre fa colazione nella sua pasticceria preferita. Entrambi si scoprono amanti dei cornetti alla crema e convengono sul fatto che quelli che stanno addentando siano i più buoni della zona. Dopo essersi caramente salutati, si scambiano il numero e si promettono di rivedersi.
La sera dello stesso giorno, mentre l’uomo ha ancora la testa piena delle parole, della voce e dei sorrisi di A. – in lui scorre elettrica l’eccitazione di un bello e promettente incontro – conosce B. Si trova a una cena e lei è ospite di un loro amico comune. Chiacchierano tutta la sera, partendo con l’elogiare la bontà della pasta alle vongole, proseguendo poi su arte, musica e cinema. Anche con questa seconda donna ci sono saluti affettuosi e uno scambio di numeri di telefono.
Tornando a casa, l’uomo comincia a sentire che dentro la sua testa l’immagine di A. e quella di B. si mescolano fino a generare una fastidiosa interferenza; decide però di non darci troppo peso. Per lui i sentimenti non sono così importanti e, in ogni caso, è convinto di saperli controllare con agio. Scrive la buonanotte ad entrambe.
Nelle settimane successive, l’uomo inizia a frequentare sia A. che B., non certo per disonestà o mancanza di rispetto, ma perché si tratta di incontri ancora così embrionali, così aperti, che tanto vale vedere dove conducono. Con entrambe dialoga amabilmente, assiste a film, spettacoli e mostre, passa belle serate e fa del sesso molto soddisfacente.
Solo dopo un paio di mesi l’uomo si accorge d’essere finito in una trappola. Lui aveva scommesso con se stesso che prima o poi una delle due donne avrebbe perso il suo appeal a discapito dell’altra, o che almeno si sarebbe sfilata autonomamente dalla relazione come gli era capitato in passato.
Entrambe, invece, iniziano a chiedergli, e sempre con maggior insistenza, di stare insieme, di formalizzare la coppia e di assumere degli impegni. S’intende che lui, sedicente monogamo e tendenzialmente vecchio stampo, non prende neanche in considerazione l’idea di una relazione poliamorosa o, ancor peggio, di coltivare una doppia vita, e lo stesso vale per le due donne. Tuttavia, il pensiero di dover scegliere lo annichilisce.
A. gli piace per la sua semplicità, il suo pragmatismo; con lei, pensa, avrebbe stabilità e serenità. Ama molto la sua tenerezza, le piccole premure che gli riserva ogni giorno, la sua passione per i film di Woody Allen, senza contare che letto è disposta ad assecondare ogni suo desiderio. B., invece, ha il fascino delle persone introspettive e complesse; di lei adora l’idealismo, ma anche la fragilità che ogni tanto traspare dai suoi gesti. La vita senza di lei e il suo amore incondizionato gli parrebbe insipida.
L’uomo sa di dover decidere e in fretta. Ma per quanto si dimeni, il signore educato e istruito, sempre misurato e razionale, che mai si sarebbe voluto trovare in questa situazione, non riesce a trovare una soluzione accettabile.
Una sera, in preda allo sconforto, decide di fare appello a tutte le sue energie intellettuali. Si chiude in casa, prende un quaderno, e stila una lista dei pro A. e dei pro B., recuperando antiche nozioni di contabilità imparate alla scuola commerciale. Alla fine dell’operazione il risultato è, manco a dirlo, uno sconfortante pareggio. Affidarsi al caso, a una monetina per esempio, non gli pare opzione percorribile anche perché sa che mettendosi insieme a una non potrebbe vivere senza l’altra.
Alla fine, dopo terribili contorcimenti e sofferenze, gli viene un’idea per uscire dal cul de sac in cui lui stesso s’è infilato.
Si prende un paio di giorni di ferie dal lavoro per navigare furiosamente nel dark web fino a trovare, schivando con cura pedofili, trafficanti di organi e appassionati d’armi, quello che gli interessa: un killer. Dopo essersi accordati sul prezzo delle sue prestazioni, da professionista a professionista, lo incontra la sera successiva nel parcheggio di un’area industriale per trasmettergli le informazioni sulla vittima designata. L’uomo, che per l’occasione indossa un impermeabile, passa al killer due cartelline gialle, da ufficio. Quest’ultimo le prende in mano e le apre:
«Scusi, ci dev’essere un errore. Ci siamo accordati per un omicidio, non per due»
«Infatti», rispose l’uomo, «le chiedo un solo omicidio. Non uno di più».
«Ma qui ci sono due dossier che riguardano due donne».
«Infatti. Scelga lei. Io non ne voglio sapere più nulla, arrivederci».
L’uomo balza in auto e ancor prima che il killer possa chiedere ulteriori spiegazioni, lui fila a casa sentendosi, a dire il vero leggermente codardo. Richiusa la porta alle sue spalle, però, viene travolto da un intenso e insperato senso di pace e di tranquillità: nel giro di un paio di giorni, o settimane, o forse mesi (il killer è stato chiaro su questo: si attende sempre il momento propizio) le sue sofferenze finiranno e finalmente sarà felice. Potrà stare tutta la vita con la donna che ama (sia A. o B. non importa, la vita gli pare splendida, piena di promesse e gioia) e ricordare con calore e nostalgia un amore finito, una persona importante che se n’è andata e con cui però davvero non avrebbe potuto stare.
Nel frattempo, in un edificio fatiscente della periferia, il killer studia i due dossier maledicendo di aver accettato quel lavoro, ben pagato è vero, ma che gli dà un di più di responsabilità non richiesta. Passa la notte a esaminare, a considerare, ad analizzare senza però trovare la soluzione migliore. Le due possibili vittime gli sembrano esattamente equivalenti: stessa età, stessa condizione sociale, assenza di ostacoli per la riuscita del lavoro. Il killer comincia a sudare freddo, le budella si contorcono.
Anche lui pensa di affidarsi al caso, ma l’alea naturalmente lo inquieta; o di rinunciare al lavoro, sebbene nel suo ambiente venir meno ad un accordo è particolarmente mal visto e recuperare una recensione negativa non è semplice. Tuttavia, considera poco dopo, ha davvero bisogno dei soldi: gli servono per completare i lavori di ristrutturazione della piccola casetta dove iniziare la convivenza con C., la donna che ama dopo la fine della relazione con D., e alla quale vuole offrire i frutti del suo onesto e non poco emotivamente impegnativo lavoro.
Ormai alle strette, nella mente del killer s’affaccia, non si sa per quale miracolo, un’idea salvifica. Contatta le due donne (i dossier sono davvero ben realizzati, con tanto di mail e numero di telefono) e dà loro appuntamento in un bar del centro.
Dopo un primo momento di imbarazzo davanti a tre cappuccini, il killer si presenta, parla della delicatezza della propria professione, simile per certi versi a quella di medici e psicologi, e poi racconta delle tapparelle da cambiare, del condizionatore, della vasca idromassaggio a cui proprio non vorrebbe rinunciare. Le due donne, che non si conoscono e non hanno mai visto prima l’uomo, spesso di guardano stranite, perplesse, forse anche un poco divertite, finché il killer, di solito non così loquace, va al punto ed esplicita la natura del suo incarico e, soprattutto, l’identità del committente.
Le due, scoperti insieme tradimento e volontà omicida dell’uomo che diceva di amarle, com’era prevedibile piangono lacrime amare di disillusione e incredulità. In pochi minuti, tuttavia, il dolore muta in rancore: decidono seduta stante di assoldare a loro volta il killer, così premuroso, per ammazzare l’amante fedifrago quanto dubbioso, dividendosi pure le spese. Il killer paga il conto e torna a casa soddisfatto, anche perché di norma gli riesce più facile ammazzare gli uomini che le donne.
Il mattino seguente, lo stimato professionista, mentre si appresta a salire a bordo della sua auto di lusso, viene raggiunto da un proiettile alla testa, ottenendo così la pace che tanto ardentemente bramava.