Ogni cultura ha i mostri che si merita. La mitologia antica, come sappiamo, ci ha tramandato un formidabile catalogo di mostruosità, che continua ancora oggi a fecondare le più disparate forme della nostra produzione culturale, dalla psicanalisi alla fantascienza. Per riflettere sulla nozione antica del concetto di mostro e sulle sue profonde implicazioni antropologiche, ci siamo rivolti a Maurizio Bettini, classe ’47, fra i più importanti filologi classici italiani. Professore emerito dell’Università di Siena, profondo conoscitore della mitologia greca e direttore della collana “Mythologica” per Einaudi, Bettini ha fondato, nel 1986, il Centro Antropologia del Mondo Antico, che è stato, nel panorama accademico italiano, il primo istituto interdisciplinare capace di ibridare con successo la filologia classica con le conoscenze antropologiche più avanzate. Autore di numerosissimi saggi, spesso tradotti in più lingue, citiamo almeno le sue pubblicazioni più recenti: Arrogante umanità. Miti classici e riscaldamento globale (Einaudi, 2025), L’antropologia del mondo antico (il Mulino, 2025).
Qual è la funzione antropologica del mostro nelle società antiche?
Partiamo dal mondo greco. La cultura greca, a differenza di quella romana, ha una meravigliosa fioritura di racconti mitologici in cui compaiono moltissimi mostri. I mostri segnano il limite fra la cultura e ciò che viene prima della cultura. Una delle funzioni principali degli eroi culturali, come Eracle o Teseo, è quella di liberare la terra dai mostri. Nella fase precedente all’avvento degli eroi, il mondo è funestato dalla presenza di creature mostruose, che non solo mettono in pericolo la vita degli uomini, ma creano il caos nella natura e nella società. L’eroe, uccidendo il mostro, riporta l’ordine. Questa è l’ossatura generale del problema: nella mitologia, il mostro è una creatura che deve essere eliminata. Difatti nessun mostro sopravvive nella mitologia greca.
Ci sono differenze fra il mondo greco e il mondo romano nella concezione del mostruoso?
Sì, ci sono grandi differenze, già a partire dal lessico. A Roma la parola monstrum indica, prima di tutto, il prodigio. È un monstrum il vitello a due teste, così come la pioggia di sangue; in breve, tutti gli eventi di carattere eccezionale. La parola viene dal verbo monere, che significa “ammonire”, “dare un consiglio”, “far ricordare”. Ciò significa che, di per sé, l’evento mostruoso non è soltanto qualcosa che rompe l’ordine naturale, ma è un avvertimento divino. Si è commesso qualcosa di sbagliato, di empio; gli dèi hanno lanciato la loro ammonizione e si dovrà procedere a un’espiazione. Per i greci le cose non stanno così. Si usano parole come téras o pèlor per parlare, ad esempio, della Gorgone, la creatura anguicrinita capace di pietrificare con lo sguardo, o degli animali che Circe crea trasformando gli uomini; o ancora, per parlare dei Giganti: in questo caso la mostruosità è direttamente connessa alla smisuratezza, alla rottura di una norma. Il prefisso “tera”, usato in ambito informatico, deriva proprio dalla parola greca: un terabyte è capace di contenere una quantità smisurata, veramente mostruosa, di informazioni.
Sopravvive ancora qualcosa, nel mondo contemporaneo, di queste concezioni antiche del mostruoso?
Direi proprio di sì. Nella cultura cristiana, l’evento straordinario è stato concepito come il segno dell’ira divina. Sappiamo tutti che, nei secoli passati, le pestilenze o la comparsa di esseri mostruosi erano interpretati in questo modo, come una forma di sdegno di un’autorità superiore; non troppo tempo fa, il vicepresidente del Cnr disse che lo tsunami in Giappone era in realtà un segno dell’ira di Dio. E forse sarebbe interessante parlare anche dei pericoli insiti nell’uso di questa categoria.
Di quali pericoli parla?
Nel mondo antico la nascita del bambino deforme o mostruoso, oltre a essere un segno divino, comportava l’uccisione della creatura stessa. A Roma, una legge che risaliva a Romolo imponeva l’eliminazione dei bambini deformi, così come in Grecia. Questo rifiuto dell’anormale rientra perfettamente nel quadro mentale antico: il mostro è un pericolo e va eliminato, come abbiamo visto. Bisogna ammettere che, in questo caso, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti