La mia amica del cuore mi ha parlato molte volte della Corea. Dice che i coreani sono strani, e lei li adora. Hanno tutti i capelli spessi, lucidissimi, neri. A volte sembrano le setole rigide dello spazzolone per lavare i pavimenti, altre invece hanno il colore che avrebbe il mare di notte se fosse fatto di seta. Dipende forse da quello che mangiano: zuppe, brodini e minestre soprattutto, ma non solo.
Il suo piatto preferito è il Pajeon, una cosa a metà tra una pizza e una frittata, o forse no. Ha trovato un posto a Milano dove lo fanno buonissimo (è frequentato da coreani, quindi c’è da fidarsi), però a lei piace anche fare la spesa per bene al mercato e cucinare con calma per sé e per gli altri: per questo ha imparato a farsi da sola alcune cose tipiche coreane con gli ingredienti che si possono trovare anche qui in Italia. Dice che ormai le vengono buone come quelle del ristorante e io le credo, anche se non ho ancora assaggiato né l’una né l’altra versione: ci credo perché la mia amica è un’ottima cuoca. Mi ricordo ancora la volta che mi ha cucinato una teglia di pasta al forno fatta secondo la ricetta di sua madre: me la sogno ancora la notte e non sono mai riuscita a farla così buona perché io, invece, non sono affatto brava in cucina. (Non mi piace preparare da mangiare, preferisco decorare le cose che fanno gli altri o al limite apparecchiare. Ad apparecchiare la tavola mi diverto proprio.)
In Corea le feste sono comandate più che da noi in Italia, dice la mia amica. Se sei single per una di queste feste non sei nessuno: o almeno, potresti essere di più e non lo sei, quindi non sei ancora nessuno. In Corea non si vedono spesso coreani che escono da soli per strada la sera, e per la mia amica questa è una cosa molto strana perché lei, invece, adora passeggiare da sola e stare in silenzio. A Milano lo fa spesso, anche se a volte prende anche i tram: preferisce i tram alla metro, perché lei è una persona sincera e sa che le cose più belle da vedere non sono mai quelle nascoste sotto terra. Però le piacciono molto le cipolle: questo perché non ha paura di niente, nemmeno di puzzare. In Corea, comunque, le feste e il non essere soli sono così importanti che se sei una ragazza in compagnia di un ragazzo durante una di queste feste e se questo ragazzo ti compra una fetta di torta, allora vuol dire che ha intenzione di sposarti. A quel punto, se tu ne mangi un pezzo sei fidanzata – o qualcosa del genere.
La mia amica dice che lei, nonostante le varie stranezze, si integrerebbe bene in Corea, perché è una persona solitaria, è vero, ma non gliene frega mai niente di cosa pensano gli altri, e pure questo è vero. Infatti mi aveva da tempo suggerito di leggere un libro (perché lei è anche una persona che legge molto), che a un certo punto dice così: “La solitudine è personale, ed è anche politica”, e che parla di città e di solitudine e di come si può essere molto soli in mezzo agli altri (l’autrice è Olivia Laing, il libro Città sola), ma come anche di questa cosa si possa essere in qualche modo contenti. La mia amica è una persona molto solitaria, dicevo, e soprattutto molto coraggiosa: infatti ha deciso di trasferirsi in Corea del Sud e precisamente nella capitale, Seoul.
“Ma come, trasferirti?”.
“Sì, per un po’”.

Non usa più mandare le cartoline, per cui da quando è partita ci sentiamo su Whatsapp, anzi su Telegram perché lei Whatsapp non lo usa per parlare con me. Per parlare con tutti gli altri usa Kakaotalk, perché i coreani usano soprattutto quello e lei ci tiene molto a fare parte della comunità. Mi ha fatto sentire il rumore che fanno i messaggi quando le arrivano, è uno schiocco secco come un bacio dato tra mestoli di legno, e a lei arrivano sempre molti messaggi. Per questo ha imparato bene la lingua: le è bastato chattare un po’ e poi seguire un paio di corsi in Italia e poi iscriversi a una scuola per stranieri, lì a Seoul, e studiare come una matta per non so bene quante ore al giorno ogni giorno. A volte non ha nemmeno il tempo di chiamarmi, ma ci mandiamo molte emoji su Telegram, che è molto più fornito di Whatsapp e di Kakaotalk di Gif della Signora in giallo, di cui entrambe andiamo matte. Lei si era anche comprata gli occhiali grandi e spessi come quelli di Jessica Fletcher, e secondo me le somigliava anche un po’ perché a volte, quando facevo qualcosa di sbagliato, mi guardava con lo stesso sguardo comprensivo ma sospettoso di Jessica una decina di minuti prima di scoprire che un suo lontano parente non si è comportato benissimo. Mi pare che da quando è in Corea sia dimagrita così tanto, però, che non le stiano più così bene.
Infatti forse ha iniziato a mettere le lenti a contatto.
La mia amica, soprattutto senza gli occhiali da vista, ha il viso che sembra quello di un topino. Mi è sempre sembrata sicura di sé, ma a volte nelle foto che pubblica mi pare un po’ smarrita. Forse è perché nonostante tutto si sente un po’ sola, in un paese così strano dall’altra parte del mondo, o forse è solo perché non le piace fotografarsi. Anche a me non piace affatto farmi delle foto, vengo sempre male a meno che a scattarmele non sia proprio la mia amica: è l’unica che mi rende bella quando mi guarda e fa click (sa anche fare foto con le macchine d’un tempo, quelle che fanno davvero click). Mi ricordo una delle poche volte che abbiamo scattato delle foto insieme, io e lei entrambe dentro la cornice: l’abbiamo fatto coi filtri di Instagram perché in fondo non c’è niente di male, venivamo meglio, e lei poi però col telefono ha fatto anche dei video senza filtri in cui addirittura sembravo calma, carina, rilassata, e invece dentro ero molto nervosa (non lo sapevo ancora che sarei sembrata calma, carina, rilassata!). Lei, invece, veniva sempre con quel suo bel muso di topino nascosto dagli occhialoni che adesso, a rivedere le foto, mi commuove un po’: anche io la spaventavo forse. A me piace la mia amica, forse dovrei dirglielo più spesso che per me il suo musino è il più bel musino del pianeta, anche se adesso è un po’ più magro e non so perché. E poi è un’amica onesta, se non ha niente da dire non dice, se non ha saputo fare una frittata per bene la butta, non te la fa mangiare.
Se fosse qui glielo chiederei come mai è dimagrita così tanto, ma forse lei adesso si piace di più, forse non sono fatti miei: io non sono onesta con lei come la mia amica con me, mi faccio un sacco di problemi nel dire le cose come stanno e per me le frittate, anche quando vengono così così, sono comunque un grande successo. Per esempio, non le ho mai detto che mi manca e che in fin dei conti non ho capito così tanto bene perché è partita o quando di preciso tornerà. A volte mi viene anche il sospetto che non abbia affatto intenzione di tornare, ma non gliel’ho ancora mai chiesto perché un po’ mi vergogno: forse me ne ha parlato e io mi sono distratta, forse non la capirei e quindi non mi ha proprio detto niente. Forse è per questo che ho smesso di farle domande. Mi fido ciecamente di quello che mi mostra e mi dice la mia amica, sa sempre quando è il momento giusto di dire le cose e quando invece è meglio urlarle subito. Anche la sua voce quando parla coreano è simile a quella di un topino, la mia amica sembra fatta apposta per essere coreana, solo che non lo è.
Anche i suoi capelli, ora che ci penso, sono neri come quelli dei coreani. Per questo si deve essere trovata molto bene in Corea. Pubblica spesso foto degli amici che ha incontrato là: una è una ragazza bionda, bellissima e magra, forse le ha dato consigli su come dimagrire; poi ci sono alcuni ragazzi coreani, ma di nessuno di loro riesco a ricordare il nome. Mi pare che si chiamino tutti Sara con l’acca da qualche parte e Jun, che si legge Ciun. Credo che qualcuno di loro, ma non ne sono sicura, le abbia fatto una proposta di matrimonio con una fetta di torta, ma lei ha sempre detto di no perché non ha molto senso, è arrivata da poco e non ha voglia di impegnarsi così tanto. Forse la mia amica è dimagrita proprio perché ha paura di mangiare qualsiasi tipo di torta, non si sa mai. Io, in ogni caso, sono molto contenta che abbia trovato questi nuovi amici perché all’inizio ero spaventata per lei (la solitudine degli altri ha l’odore delle frittate bruciate). A volte ho anche avuto il sospetto che mi parlasse di loro ma che loro non esistessero, che fossero come dei fantasmi che lei immaginava per non sentire troppo lo sconforto d’essere espatriata e lontana da tutti. Adesso però questo dubbio non ce l’ho più. Mi sembra anzi proprio felice con loro, mi paiono persone piene di energie come io non sono sempre stata con lei. Forse loro cucinano anche bene. Comunque si divertono molto insieme, il giorno quando non hanno da studiare vanno di bar in bar, mangiano cibo tipico, fanno passeggiate nella neve. Più spesso ancora fanno il karaoke, che è una delle principali attività quando esci e sei giovane e coreano e ti piace divertirti con gli amici, e sorridono tanto mentre stonano la nota più alta (l’ho visto dai suoi reel su instagram, dove la mia amica ha un sacco di followers). Non credo che cantino solo canzoni coreane, o forse sì perché la Corea, mi ha detto spesso la mia amica, è una nazione un po’ chiusa in sé stessa, ma parte della sua forza deriva proprio da questo, così come parte del fascino che sprigiona per noi occidentali. Il fatto che non la capiamo fino in fondo e per questo ci piace. Come la pasta al forno che mi aveva fatto qualche tempo fa: non lo so mica con cosa l’aveva cucinata, e proprio per questo continua a ossessionarmi un po’.

Il ghosting in Corea è molto comune. Lo fanno persone che conosci da poco o persone che conosci da molto, è una pratica molto democratica. A lei è capitato diverse volte con ragazzi con cui usciva da qualche tempo: non proprio per fidanzarsi ma almeno per parlare un po’ la lingua, al limite un po’ di inglese, e fare dei giri particolari per la città. Con alcuni di loro ha visitato posti incredibili, non solo a Seoul ma anche in città vicine di cui non ricordo il nome. Ricordo però che la mia amica sostiene adesso che ci siano molte isole nei dintorni che meritano proprio di essere viste. E poi a Seoul c’è una delle librerie più grandi del mondo: o forse è una biblioteca, non ho capito bene perché la mia amica ormai parla più inglese e coreano che italiano. Comunque ho visto diversi reel fatti da lei e da altri suoi amici che da qualche tempo ho iniziato a seguire online, e sembra un posto veramente speciale per chi ama i libri come la mia amica. Anche io sto iniziando ad appassionarmi ai libri e leggo tutti quelli che mi aveva consigliato negli anni e non avevo mai avuto voglia di leggere, e anche quelli che sta consigliando a tutti dal suo profilo di instagram che sta guadagnando sempre più followers: a volte sono in inglese e molto più spesso sono coreani tradotti in italiano. A me va bene tutto, perché credo che mi stiano aiutando a capire meglio la sua scelta e il mondo in cui ha deciso di immergersi. A volte, però, immergermi in quel suo mondo mi fa sentire come un uovo crudo dentro l’acqua sciocca che ancora non bolle, mentre quando ci si è immersa lei, mi sa, l’acqua bolliva già da un pezzo. Infatti, penso che in quel posto pieno di libri ci sia tornata spesso con i suoi amici, anche con quelli che poi l’hanno ghostata.
La mia amica del cuore si è integrata molto bene a Seoul, infatti ormai non usa così tanto Telegram e da qualche mese non mi scrive più. Io la sto aspettando, magari è una cosa che le passa e quando torna in Italia dove la moda del ghosting non è così forte come in Corea ricomincia anche a scrivermi. “Ciao amica del cuore, quando torni in Italia? Non me lo ricordo più se torni oppure no”, le direi. E poi metterei una gif di Jessica Fletcher che dice “è un giallo”.