Studiose degli immaginari contemporanei legati alla sessualità e al comportamento amoroso, Carolina Bandinelli, docente in Media alla University of Warwick, e Sofia Torre, ricercatrice in Scienze sociali all’Università Federico II di Napoli, si sono interessate alle trasformazioni che, negli ultimi anni, hanno sancito una cesura rispetto alle concezioni romantiche del sentimento, spingendo, soprattutto in ambito femminile, alla ricerca di un amore che, lungi dal far star male, o comunque dal comportare il rischio di un’incontrollabile passione, possa essere normativo, costruttivo, curativo. Carolina Bandinelli ha pubblicato per Laterza, nel 2024, il saggio Le postromantiche. Sui nuovi modi di amare; di Sofia Torre è appena uscito, per Minimum Fax, L’amore no. Discorsi sul pessimismo post-amoroso. Ho discusso con loro di “amore e di altri demoni”, come recitava il titolo di un famoso libro di Gabriel García Márquez. 

Quando si parla di amore è molto raro che il concetto di ciò di cui si parla sia chiaro. Comincio dunque con questa domanda: qual è il vostro concetto di amore? 

C.B.: Nessuno sa di cosa parliamo quando parliamo d’amore. È un assemblaggio caotico di emozioni e pensieri. A seconda delle epoche e dei luoghi, la fenomenologia dell’amore cambia. Il mio lavoro di studiosa culturale è provare a seguire questo cambiamento nella contemporaneità occidentale. Ma devo ammettere che, per formazione o per torto, resto legata a una concezione d’amore di tipo romantico e letterario. Non c’è niente da fare: per me l’amore è quello che travolge il soggetto e fa sussultare la vita. È quella potenza, la malìa, che coglie l’innamorato dei Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes, e lo porta a parlare parole diverse, a sentire il corpo e le cose in modo nuovo. Forse si tratta di un’idea di amore che può apparire artificiosa, ma per me l’amore è anche questo: un artificio, nel senso di “un fatto d’arte”, un’esperienza attraverso cui il senso nascosto delle cose si rivela, cioè si fa immagine e discorso e percezione, e allora sembra che carne, mondo e parole risuonino. Questo è l’eros che ci lega alla vita. Poi, che questa rivelazione sia affidabile e che il legame tra due persone sia duraturo è un altro tema… Non è sempre possibile distinguere l’incanto dall’inganno, ed entrambi, comunque, finiscono.

S.T.: Personalmente, se ho sempre fatto fatica a trovare una vera e propria definizione dell’amore, è soprattutto per scetticismo verso le ipotesi rassicuranti su cui mi sembra essere schiacciata buona parte della narrazione culturale odierna del sentimento amoroso. Mi sembra che questa narrazione non prenda nel dovuto conto le sensazioni violente, e così poco instagrammabili, che sperimentiamo di frequente. Amare un’altra persona è spesso il contrario della soddisfazione di un bisogno di rassicurazione: non sappiamo

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