Rai 3 è forse il canale della Tv italiana che più di ogni altro offre programmi dedicati ai libri. Uno di questi è la Biblioteca dei sentimenti. La sua origine è alquanto enigmatica. Nel luglio del 2023, viene ufficialmente annunciato il ritorno di Per un pugno di libri. Eppure, pochi mesi dopo, Dorfles & Co. spariscono dal palinsesto. Alcuni hanno visto un rapporto tra l’accaduto e l’insediamento del nuovo governo Meloni nell’ottobre del 2022: la tesi è che il qualificato soviet di Per un pugno di libri sia stato eliminato perché rischiava di minacciare il piano – surrealisticamente definito “gramsciano” dal ministro Giuli – di egemonizzazione della cultura italiana da parte della nuova classe dirigente salita al potere. Che i sospetti siano fondati o meno, non cambia il fatto che a Per un pugno di libri sia subentrato la Biblioteca dei sentimenti, condotto da Greta Mauro fino alla scorsa stagione (ora la padrona di casa è Maria Latella). La trasmissione si è retta sulla presenza fissa prima del noto giallista e romanziere Maurizio De Giovanni (stagione 2023), poi dei due poeti Franco Arminio e Davide Rondoni (2024 e 2025). Non è mai accaduto nella storia della Tv italiana che dei poeti avessero così tanta visibilità pop. Sono sempre apparsi – raramente – nella veste di opinionisti, intervistati, lettori di opere proprie o altrui, e nel più classico dei modi (di solito frettolosamente e in spazi laterali come il Tgr Petrarca): per lanciare la loro ultima raccolta. Il fenomeno è tanto eccezionale che merita attenzione.

Tra i difetti di Arminio, ne spicca uno più di altri: la sua saggezza ostentata e il tentativo continuo di declinarla in un flow – per usare il gergo rap – biblico

Nello studio della Biblioteca dei sentimenti, Greta Mauro, che tiene il tempo e dà un buon ritmo alla trasmissione, conduce in piedi con dinamicità, muovendo i fili delle parti del copione come una burattinaia di vaglia; Franco Arminio è seduto su uno sgabello alla sua destra, mentre Davide Rondoni è adagiato in poltrona alla sua sinistra. La loro posizione è interessante. Lo sgabello tiene Arminio fermo a mezz’aria: non è né in piedi, come la dinamica Mauro, né tocca terra come gli altri ospiti presenti in studio; scende dal piedistallo solo per il monologo finale. Da quella postazione, Arminio esprime ciò che pensa. Il modo in cui lo fa rispecchia il modo in cui scrive, solo che, nel contesto di uno studio tv, il risultato è spesso più farsesco che nelle poesie, soprattutto a causa

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