Giovanni Testori è autore complesso, una costante sfida a ridefinire e ricalibrare poetiche registiche e interpretative. Un confronto accolto, negli ultimi anni, da artisti del palcoscenico quali Valter Malosti, Anna Della Rosa, Federica Fracassi, Arianna Scommegna, la giovane Evelina Rosselli e Antonio Latella che, nel mese di gennaio, ha debuttato al Teatro Astra di Torino con l’adattamento per la scena dell’apocalittico romanzo Gli angeli dello sterminio. E proprio da un percorso di formazione ideato da questo regista nel 2023 e dedicato a Testori nel centenario della nascita – BAT, Bottega Amletica Testoriana – è gemmato il seme di quello che, ancora prima di uno spettacolo, è un vero e proprio viaggio sentimentale, fra rigorosa filologia e appassionato desiderio di scoperta: Per sempre, di e con Alessandro Bandini, attore genovese, classe 1994. 

Bandini, ricordandosi del corpus di lettere inedite dell’autore lombardo, acquisite nel 2021 da Casa Testori – l’archivio dell’autore a Novate Milanese, curato da Giuseppe Frangi – ha deciso di approfondirne il contenuto. Si tratta della cospicua corrispondenza, in francese, intercorsa fra Testori e il giovane parigino Alain Toubas fra il 1959 e il 1962, anno in cui il francese raggiunse lo scrittore a Milano, convivendo con lui fino al 1970. Bandini ha voluto aprire, compulsare e tradurre quelle lettere e, in collaborazione con Ugo Fiore, tessere una drammaturgia che non fosse la semplice lettura cronologica delle epistole, bensì il racconto di un amore, quello stesso che, nel 1965, Testori volle traslare in lirica nei Trionfi, che non a caso, l’attore propone nella seconda parte del suo spettacolo, facendo dunque rispecchiare vita e arte, parola quotidiana e parola poetica. 

Ma partiamo dalle lettere, che l’interprete recita quasi immobile al centro della scena, ricercando una dizione appassionata ma antiretorica. La drammaturgia segue vari fili sentimental-tematici, rintracciandone le tracce nell’intero corpus – più di duemila fra missive e cartoline – e costruendo così la biografia intima di una relazione amorosa assoluta e disperante, scritta coniando una lingua affatto privata, contraddistinta da immagini e nomignoli scabrosamente inventivi. Non importano tanto i dati oggettivi – luoghi e date di appuntamenti, viaggi, convivenze temporanee – quanto le mutevoli dinamiche di un amore vero e dunque mai del tutto sicuro di sé; un sentimento potente che a tratti pare non credere del tutto alla propria autenticità. Un amore cui Testori volle, qualche anno dopo l’ultima lettera, dare una sorta di sublimazione lirica nel lungo poema intitolato I Trionfi, una parte del quale è proposta con accorata determinazione da Bandini. Compiendo un progressivo movimento in avanti verso il pubblico, l’interprete ci invita a soffermarci sulla capacità dell’autore di tradurre sentimenti anche molto concreti e intimi in parole di universale pregnanza. Grazie a un incalzante dialogo con l’autore, i versi dei Trionfi non sono semplicemente “portati” agli spettatori, ma accompagnati ora da interrogativi ora da soffocate esclamazioni. 

Alessandro Bandini, artista maturo e mosso da passione, ci regala finalmente uno spettacolo sull’amore senza sdolcinature né vani psicologismi ma fatto solo, appunto, di amore: contradditorio, sporco, ridicolo, esaltante ovvero disperante, in una parola autentico.