Ripeteva spesso Goffredo Fofi, citando Serge Daney, che «la critica è una lettera spedita all’artista, perché la legga il pubblico, oppure è una lettera al pubblico perché la legga l’artista». Un rapporto sempre triangolare. Intimo, ma aperto. Chissà se la quasi scomparsa della critica possa essere letta in parallelo alla quasi sparizione del genere epistolare. D’altronde scrivere una lettera richiede tempo, presuppone un sentimento, un interesse e tante di quelle cose che, nel mondo indaffarato e distratto in cui viviamo, non sono più a tutti consentite.
Fino agli inizi degli anni Duemila non c’era convegno dedicato alla critica teatrale che non si aprisse o non si chiudesse alla stessa maniera: l’appello allarmato e accorato di un illustre Franco Quadri, storico critico della «Repubblica», o di un Renato Palazzi, illustre critico del «Domenicale» inserto del «Sole 24 Ore», sulla riduzione dello spazio che i quotidiani dedicavano al teatro. Oggi, paradossalmente, ogni tanto i quotidiani sorprendono con ampie paginate; il problema, in molte città, è diventato quello di trovare un’edicola aperta.
Il critico spesso poggia i piedi sulle nuvole del web, queste a volte mantengono la forma della rivista, della pubblicazione periodica, e presuppongono pur sempre una redazione, perciò una condivisione e una qualche linea editoriale, ma più spesso sono nuvole rarefatte, con i confini così dilatati che il critico diviene un puntino solitario che viaggia ancorato solo a qualche sua personale idea. Questa volatilità rende la critica molto fragile e, per prossimità a teatri e festival, può trasformarsi in promozione o addirittura in piccola pubblicità. Le istituzioni teatrali, con qualche sforzo, garantiscono ai critici ospitalità, sostegno, promozione; mentre i giornali, le riviste e il web faticano a fornire corrispettivi economici. Da sempre questi equilibri sghembi hanno reso la critica teatrale più vulnerabile e oggi la connivenza è diffusa e non sorprende. Distinguere una recensione dal comunicato stampa inviato dallo stesso teatro può diventare esercizio da settimana enigmistica.
Alla fine però il problema maggiore Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti