Un bel film brasiliano di qualche anno fa, Io sono ancora qui di Walter Salles, raccontava la vera storia di Eunice, moglie di un avvocato scomparso nel 1971 e madre dei suoi cinque figli, che per venticinque anni cercò di conoscere la verità sulla sorte del marito, oppositore del regime. Sarebbe riuscita a ottenere il certificato di morte solo nel 1996. Il film aveva un epilogo ambientato nel 2014, che poteva spiazzare il pubblico: Eunice, ormai anziana e malata di Alzheimer, si risvegliava davanti all’immagine del marito in tv. L’anno scorso O agente secreto di Kleber Mendonca Filho, altro film brasiliano, più visionario e complesso, aveva anch’esso una cornice e un epilogo al presente, con una ragazza che cerca di capire il passato attraverso dei vecchi nastri audio registrati ancora una volta all’epoca della dittatura. Alla fine incontra il figlio dell’eroe di cui abbiamo visto le vicende, e questi non ricorda nulla, non vuole ricordare.
La necessità di un filo teso fra passato e presente è in questi film ben diviso tra un “noi” e un “loro”. Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti