Con Sirât, premio della giuria a Cannes 2025, Óliver Laxe (nato nel 1982), galiziano di formazione cosmopolita, entra nell’élite degli autori internazionali che nutrono il circuito arthouse (il cinema d’essai di una volta). Non a caso Laxe è già transitato per la Fondazione Prada a Milano, e non si dubita che fra qualche anno realizzerà anche lui una installazione. Coprodotto dai fratelli Almodóvar, Sirât (in arabo “strada”, ma anche il ponte sottile e affilato che i defunti devono attraversare nel Giorno del Giudizio) segna un deciso scarto rispetto all’opera precedente del regista, sia in termini di confezione e budget, sia di accessibilità. Ma non sarà inutile ripercorrere i suoi film del passato.
L’esordio Todos vós sodes capitáns (2010: il titolo è in lingua galiziana, alla lettera “tutti voi siete capitani”) è difficilmente raccontabile, come spesso sono i film di Laxe, e ha qualche punto di contatto con l’opera prima di un beniamino del cinema d’arte contemporaneo, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti