Chissà se un quarto di secolo fa Alejandro González Iñárritu immaginava che dal suo film di esordio, Amores perros, avrebbe tratto un’installazione ospitata in prestigiosi musei e istituzioni come, attualmente, la Fondazione Prada a Milano. Dove il cinema è di casa, tra un fiore gigante di Jeff Koons e un’automobile trafitta di Walter De Maria. C’è una sala cinematografica intitolata a Jean-Luc Godard, dove Albert Serra si alterna a Mario Bava (sarà arte anche Bava? Scrivo su di lui dal 1985, e non me ne ero mai reso conto). Da Rolle, in Svizzera, è stato trasportato e ricostruito lo studio del suddetto Godard (“Le Studio d’Orphée”), con racchette da tennis, libri, uno spolverino buttato su una poltrona e schemi di computer perennemente accesi, come se l’ombra dello scontroso regista, morto nel 2022, continuasse a lavorare. E i registi sono regolarmente chiamati a organizzare installazioni. Nel 2023 è toccato a Wes Anderson, di cui ho già parlato qui su Snaporaz, e a David Cronenberg, che ha utilizzato le cere anatomiche della Specola fiorentina, con l’effetto di una didascalica duplicazione della sua poetica: la “fascinazione per il corpo umano e le sue possibili mutazioni e contaminazioni” (cito dal press-book). E adesso c’è Sueños perros del premio Oscar Alejandro González Iñárritu, dopo la sua installazione di realtà virtuale Carne y arena del 2017 (che era davvero sconvolgente).

Che cosa unisce tutti questi registi? Quale insondabile ma perentorio rapporto con l’arte li accomuna? La domanda è sbagliata. Bisogna chiedersi, piuttosto: che cosa portano questi registi negli spazi deputati all’arte? Il prestigio di qualcosa legato sia alla storia del Novecento sia allo star system. La museificazione del cinema, di cui si parla da una ventina d’anni, sicuramente fa bene ai musei, e forse fa bene anche al cinema: anziché seppellire definitivamente il cadavere di un’arte così legata al secolo scorso, lo rianima con un effetto Frankenstein, lo divulga, crea nuovi spazi di fruizione. E poi, ormai, è una cosa che succede ovunque. Ho fatto una ricerca su Google: inserendo “nome di un famoso regista vivente + exhibition”, salta sempre fuori che da qualche parte il suddetto regista ha organizzato una mostra, è stato oggetto di una mostra, ha realizzato un’installazione

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