Quando finisce davvero una guerra? E se vogliamo porre come condizione l’accertata vittoria di una delle due parti o la resa dell’altra, come la mettiamo con le guerre civili? Una guerra civile, forse, non finisce davvero mai: la nazione che ha vinto e perso al contempo resta divisa, nella migliore delle ipotesi, da una cicatrice storica, se non da ben più profonde tensioni sociali e politiche. Negli Stati Uniti degli ultimi anni, lo spauracchio di una Seconda guerra civile americana è tornato di tanto in tanto a fare capolino; come facile formula giornalistica, ma anche come spettro concreto, soprattutto a seguito dell’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e delle minacce del fronte MAGA al prospetto di un’eventuale sconfitta di Trump alle presidenziali del 2024. Il cinema ha prontamente attinto al sentimento, con la memorabile e iperrealistica distopia di Civil War di Alex Garland – anche se, a onore del vero, La seconda guerra civile americana l’aveva ipotizzata già Joe Dante nel 1997, satira di un paese dall’integrazione impossibile.
Un’altra prospettiva sulla questione è che la Guerra civile, o Guerra di secessione, ufficialmente terminata nel 1865, non si sia mai davvero risolta nel tessuto sociopolitico statunitense, anche a distanza di centosessant’anni. Con una pennellata a nostro parere geniale, nel suo ultimo e bellissimo thriller di fantapolitica (purtroppo non così “fanta”) A House of Dynamite, Kathryn Bigelow ambienta una scena chiave sullo sfondo di una chiassosa rievocazione storica della Battaglia di Gettysburg, il più sanguinoso scontro della Guerra civile: un’ufficiale dell’intelligence esperta della Corea del Nord viene chiamata per dirimere se il missile diretto su Chicago sia o meno partito da Pyongyang, ma è in ferie, e risponde al telefono lasciando in sottofondo, per lo sgomento dei suoi interlocutori alla Casa bianca, gli inequivocabili rumori di battaglia di una minuziosa ricostruzione messa in scena (come accade ogni estate in Pennsylvania) da centinaia di appassionati di storia. Un modo efficace per legare il passato e il (prossimo?) futuro degli Usa, riconducendo tutto a quella radice mitizzata eppure avvelenata: la Guerra civile e le sue conseguenze.

Un’operazione simile è condotta dall’ottima miniserie Netflix Death by Lightning, candidata a quattro statuette ai prossimi Emmy e liberamente tratta dal saggio della giornalista Candice Millard Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti