Una coppia di intellettuali cinquantenni, senza figli, lascia Parigi per insediarsi, finalmente da proprietari, in un piccolo quartiere residenziale di nuova costruzione alle porte della capitale. Una promessa, per loro, di vita tranquilla a contatto col verde, relazioni umane meno alienanti, maggiore potere d’acquisto.
Questa favola suburbana, da cui prende inizio Proprietà privata di Julia Deck (Prehistorica, traduzione dal francese di Francesca Scala e Lorenza Di Lella) si trasforma presto, a partire dalla scoperta di un animale domestico trucidato, in un giallo dalle acide sfumature horror. I vicini – all’apparenza cordiali, civili, progressisti – iniziano a comportarsi come i membri di una tribù selvaggia alla ricerca del capro espiatorio. La coppia – lui, un professore universitario di antropologia cronicamente depresso; lei, la narratrice, una brillante urbanista masochisticamente repressa – cede a istinti sempre più bassi, e si trova così confrontata al naufragio di ciò per cui ha sempre vissuto: la cultura. Basta ritrovarsi in un vialetto di case a schiera con giardino perché la natura umana, in qualche sorta occultata dal caos della metropoli, manifesti in piena luce tutta la sua abiezione e violenza.
Come conferma questo libro, Julia Deck, di cui in italiano erano già usciti Sigma, sempre per Prehistorica, e Viviane Elisabeth Fauville, per Adelphi, è tra i migliori autori francesi di oggi. In primo luogo per la rigorosa capacità di costruzione narrativa che, senza mai indulgere a facili soluzioni, elargisce con ironia da scrittrice colta e consapevole il piacere perverso della trama, il gusto torbido dell’intreccio tra le vicende di numerosissimi personaggi, qui paradossalmente autentici per eccesso di conformismo. E poi per la scrittura: un modello di precisione corrosiva, come se Deck rappresentasse la realtà tramite la tecnica dell’acquaforte, quella delle stampe di Dürer o Rembrandt, che tramite l’acido nitrico incide su lastre di metallo disegni tratteggiati con punte d’acciaio. Lo stupidario contemporaneo di un certo pensiero corretto, intessuto di inclusività snob, ecologismo inquinante e femminismo misogino, resta impresso sulla pagina con Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti