Il racconto dei racconti: una serie di pezzi in cui Luca Ricci introduce, analizza e ripercorre un racconto emblematico della letteratura; un altro modo per esercitare il diritto di critica, serbare la memoria e relativizzare il culto della novità.

Abelardo Castillo, scrittore argentino scomparso a Buenos Aires nel 2017 (la stessa città in cui era nato nel 1935), si pone in quella generazione maledetta che ha vissuto e scritto all’ombra dei mostri sacri (Quiroga, Arlt, Borges, Cortázar). Si sbaglierebbe però a definirlo “di maniera” poiché, in una certa misura, tutti gli scrittori argentini del Novecento lo sono stati. Gli scrittori argentini hanno prodotto una letteratura molto coesa, si potrebbe dire inespugnabile. Il loro cemento, paradossalmente, è stato il senso d’inferiorità rispetto ai modelli letterari esteri – soprattutto quelli della vecchia Europa, degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica –, che li ha spinti da una parte all’emulazione e dall’altra, all’opposto e in chiave difensiva, all’esasperazione di certi tratti peculiari (il folklore e il fantastico, su tutto). Juan José Saer ha scritto: «Ogni opera autentica della nostra cultura (…) si costituisce mediante il dosaggio, variabile ma sistematico, di un apporto locale e di un apporto universale». È curioso che non solo i loro libri ma anche le loro vite si somiglino: cresciuti in club o caffè semiclandestini che volevano ricalcare in piccolo una bohème, appena hanno potuto gli scrittori argentini se ne sono andati a Parigi.

La letteratura argentina quindi è massimamente nazionalista e massimamente esterofila, plagia gli stranieri e si autoplagia. Perfino Borges, che per molti è stato la sorgente di tutte le immaginazioni narrative possibili, all’inizio non ha mai nascosto la sua infatuazione per Macedonio Fernández: «Lo imitai fino alla trascrizione, fino al devoto e appassionato plagio». Un racconto tipico argentino, dunque, possiede questo bislacco andamento: s’apre all’esterno, ai modelli letterari mondiali, e al contempo implode all’interno, rivisita la stessa letteratura argentina. Con un corollario importante:

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