Il racconto dei racconti: una serie di pezzi in cui Luca Ricci introduce, analizza e ripercorre un racconto emblematico della letteratura; un altro modo per esercitare il diritto di critica, serbare la memoria e relativizzare il culto della novità.

Celebre la citazione tratta da Il rosso e il nero di Stendhal: «Un romanzo è uno specchio che si fa muovere lungo una grande strada. Ora riflette ai vostri occhi l’azzurro dei cieli, ora il fango dei pantani». Il romanzo visto come uno specchio che restituisce fedelmente la realtà circostante, sia essa bella o brutta, elevata o abietta, e che quindi demanda il giudizio a chi ci guarda dentro, è stata una concezione molto alla moda nell’Ottocento letterario, e per più motivi. Il primo era quello di lanciare, sul principiare dell’Ottocento, il realismo (il pubblico borghese aveva bisogno di un suo genere di riferimento, concreto, che rappresentasse il suo spirito un po’ gretto); il secondo di evitare accuse d’immoralità per ciò di cui gli scrittori si occupavano (i processi per oltraggio alla morale pubblica nei confronti di Gustave Flaubert e Charles Baudelaire erano dietro l’angolo). 

Certo questa prerogativa ritrattistica è stata – ed è – un’ambizione prettamente romanzesca. Gli si può opporre un altro specchio, di ben altra foggia, su cui s’impernia (e non a caso) un racconto del 1883 di Anton Čechov. Il titolo è eloquente: Lo specchio storto

Nell’attacco la storia riprende gli stilemi del romanzo gotico, volgendoli in burla: «Io e mia moglie entrammo nella sala. Ci si sentiva odor di muffa e di umidità. Milioni di sorci e di topi si sbandarono da tutte le parti, quando noi rischiarammo quei muri che non avevano veduto la luce nel corso di un secolo intero». La burla si fa più circostanziata quando l’io narrante si sofferma sui vetusti ritratti degli avi: «O avi, – dissi io, sospirando profondamente. – Se io fossi scrittore, guardando i vostri ritratti, scriverei un lungo romanzo. Infatti ciascuno di questi vecchi un tempo fu giovane e ciascuno o ciascuna ebbe il suo romanzo… e quale romanzo».

Sembra proprio che Čechov si diverta a far scontrare i due modi, il romanzo e il racconto.  Da un lato rimpiange di non poter scrivere un romanzo, dall’altro sottintende che un racconto – proprio quello che stiamo leggendo – basti e avanzi. In mezzo ai ritratti degli avi, spunta uno strano specchio

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