Nel 1964 i coniugi John e Dominique de Menil cominciarono a immaginare una cappella aconfessionale da far costruire a Houston e chiesero a Mark Rothko, allora al vertice della sua celebrità, di creare attraverso i suoi quadri un’area che ben si prestasse alla meditazione e al silenzio. Le pareti di questa stanza ottagonale sono ricoperte da quattordici grandi tele di Rothko che si muovono attorno ai toni del nero, e nella fusione tra quadri e ambiente si assiste alla perfetta sovrapposizione tra l’architettura del luogo e l’opera dell’artista. Rothko, però, non vide mai il lavoro concluso perché nel 1970, affetto da una depressione insanabile, si tolse la vita nel suo studio di New York. Morton Feldman, musicista tra i più importanti dello scorso secolo e di cui nel 2026 cade il centenario della nascita, reagì alla morte del caro amico scrivendo nel 1971 uno dei pezzi più commoventi del Novecento, una sorta di immaginario e toccante dialogo con il defunto, che riesce, nei suoi abbondanti venti minuti, a spalancare l’abisso emotivo delle opere raccolte nella Rothko Chapel, per cui il pezzo era stato commissionato, e a costruire un perfetto viatico per la pittura del maestro americano. 

Rothko Chapel” si muove tra silenzio e piccoli frammenti melodici, raccoglie echi della musica del passato

Palazzo Strozzi ospita fino al 26 luglio, con la cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, Rothko a Firenze, una mostra che

Questo contenuto è visibile ai soli iscritti

Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo.

Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.