E se alcuni dei concetti più pregnanti della teoria del romanzo non fossero – parafrasando Carl Schmitt – che concetti teologici secolarizzati? Ciò sarebbe vero in particolare per il concetto di realismo, debitore di quello di Incarnazione, come già suggeriva Erich Auerbach in Mimesis.
Per trovare nella letteratura greco-latina dell’epoca imperiale un esempio di narrazione che, in conformità alla sua concezione del realismo, mescolasse umile ambientazione sociale, stile semplice e ispirazione tragica, sublime, Auerbach volgeva la propria attenzione ai soli testi in cui ciò fosse attuabile, i Vangeli, e in dettaglio a quello secondo Marco (la cui redazione è la più antica dei quattro canonici). Secondo Auerbach, la fede nell’incarnazione divina in un uomo socialmente ordinario, nato alla periferia dell’Impero, rese non solo possibile, ma necessaria, per darne testimonianza, l’adozione di un registro narrativo che infrangesse il principio classico della separazione degli stili, per il quale la dimensione del sublime, del tragico, non poteva innestarsi in una bassa realtà quotidiana, appannaggio del genere comico.
In Mimesis Auerbach si sofferma su un episodio “laterale” della Passione, il rinnegamento di Pietro. Nelle riflessioni che seguono parlerò invece della scoperta del sepolcro vuoto; episodio che mi sembra essere il più prodigo di spunti per una riflessione sul rapporto tra cristianesimo e realismo.
Incarnazione e Resurrezione sono concetti teologici indissolubili, ma l’accento posto sull’una o sull’altra determina due cristologie differenti: la prima, discendente, una cristologia dall’alto; la seconda, ascendente, una cristologia dal basso. La cristologia propria del Vangelo di Marco è radicalmente dal basso, poiché si fonda sulla storia di un uomo di Nazaret (nessun riferimento, in Marco, a un concepimento virginale di Gesù) la cui predicazione, i cui prodigi e, soprattutto, la cui resurrezione (segnalata solo dal sepolcro vuoto: la versione considerata più prossima al testo primitivo non include le apparizioni post mortem ai discepoli) finiscono per suscitare la questione della sua filiazione divina.
Per un paradosso che cercherò di elucidare sul piano estetico, è proprio l’evento della resurrezione che, nel Vangelo di Marco, viene narrato con maggiore realismo.
Ecco il testo di Mc 16: 1-8 nella versione della Bibbia Concordata: Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti