In un giorno del secondo, nevosissimo inverno che trascorre a Davos, nel sanatorio per tubercolotici in cui è andato a trovare per due settimane il cugino malato e in cui invece resterà sette lunghi anni, Hans Castorp si decide a comprare un paio di sci. Li sceglie color nocciola,  di legno di frassino, forniti di attacchi di cuoio e bastoncini con punta di ferro e rotella. Siamo circa a tre quarti della Montagna magica, il lungo romanzo che Thomas Mann pubblica nel 1924 (forse non incidentalmente l’epoca d’oro dell’alpinismo di lingua tedesca, che proprio in quegli anni si sta preparando a scalare alcune delle più difficili pareti nord d’Europa: il Cervino, l’Eiger, le Grandes Jorasses). Fino a questo momento, il giovane Castorp la montagna vera e propria si era limitato a contemplarla dalla veranda del sanatorio; ma questa visione a distanza era bastata a incuriosirlo, anzi a sedurlo. I massici coperti di neve risvegliano in lui sentimenti di elevazione e ascesi, i fiocchi che cadono silenziosamente sperdono il suo sguardo in un nulla ovattato e lo sospingono in un dormiveglia reso puro dal gelo e dall’aria sottile; ancora più oscuramente lo avvince la vista delle bufere di neve, «il caos di bianca oscurità» che osserva mentre si dedica alla terapia della sdraio, respirando l’aria leggera e fredda delle Alpi protetto da morbide coperte di lana. La bellezza che più lo attrae non è infatti quella idilliaca dei prati fioriti, ma quella terribile della montagna invernale, simile al Mare del Nord quand’è sconvolto dai venti atlantici: paesaggi sublimi, che a rigore non hanno nulla di accogliente o attraente, minacciosi per la loro superiore indifferenza e anzi estraneità all’umano. Alla fine sulla paura prevale in Hans la voglia di un contatto intimo e libero con la montagna, la ricerca di una immersione in una solitudine e in un «silenzio di morte» ben più profondi di quella che può ottenere sdraiato nella veranda del suo ospedale.

Nel sanatorio come in alta montagna, ambienti diversissimi ma a loro modo estremi, alternativi alla vita normale che si si volge in pianura, si tratta di resistere alla tentazione di morire

A che tipo di sci decide di dedicarsi Hans Castorp? Niente di più lontano da quello che oggi consideriamo comunemente

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