Immaginate un enorme schermo cinematografico a coprire il boccascena del Teatro Strehler di Milano. Un lungo piano sequenza mostra le stanze di Bletchley Park, la sede dei servizi segreti britannici dedicata alla crittoanalisi. Generali discutono animatamente con logici e matematici perché il tempo sta per scadere: se non trovano presto il modo di decriptare il codice Enigma, Londra cadrà in mano ai nazisti. L’ultimo spettacolo di Łukasz Twarkowski, regista polacco, nuovo astro della scena internazionale, si presenta come il biopic di Alan Turing, geniale matematico precursore dell’intelligenza artificiale con il suo algoritmo capace di decodificare i messaggi cifrati. La sovraimpressione delle date (marzo 1941) e dei nomi dei personaggi, mentre la telecamera indugia sui loro volti tesi e gli sguardi sbarrati, segue le modalità dei titoli di testa di un film di genere, non così lontano da The imitation game di Morten Tyldum (2014), dedicato alla vita di Turing. Dopo qualche minuto, via via che l’ambiente sonoro cresce di volume, salutando le caratteristiche del cinema e avvicinandosi minacciosamente a quelle di un rave, lo schermo comincia a smontarsi in moduli. Il film, come fosse fatto a pezzi, prosegue proiettato su pannelli laterali e verticali. La scena riacquista la tridimensionalità del teatro, svelando al centro un’ingombrante struttura di grate e pareti che gira su una piattaforma rotante. È solo in quel momento che il cinema mostra la sua natura “live”: il film a cui si sta assistendo è girato in diretta da operatori e tecnici, la scena è trasformata in set.
È da almeno trent’anni che un’area della ricerca teatrale insegue l’utopia di trasferire la potenza dell’immagine cinematografica sul palcoscenico. E l’Italia è stata senz’altro Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti