«Noi, gente del popolo del tempo antico, fondavamo il nostro concetto degli uomini di stato quasi esclusivamente sulle caricature, che costituivano l’arma più formidabile nelle controversie politiche.» 

Nel suo romanzo di fantascienza del 1906, Nei giorni della cometa, H.G.Wells dà un giudizio decisamente sprezzante delle caricature politiche del suo tempo. Inutile dire che non sono d’accordo, ma rende comunque bene l’idea di quanto i cartoon fossero importanti.

Di tutti i miei gusti di nicchia nessuno è più di nicchia della caricatura inglese. In Italia credo di potermi considerare un esperto – non che ci sia molta competizione (a parte forse forse Attilio Brilli – chapeau!). In realtà, in arte sono attratto da tutte le forme più radicali e personali di mimesis, come l’imitazione e la parodia: non solo dare vita a personaggi immaginari che paiono reali o anche più reali del reale, ma riprodurre fedelmente persone reali. Fedelmente ma con un taglio più o meno satirico, lungo tutta la gamma, dal conviviale al demoniaco.

La caricatura in particolare fu vista a lungo come pericolosa. Il caricaturista «è un tipo pericoloso; il suo lavoro ha qualcosa della magia nera. Con pochi tratti può smascherare l’eroe del giorno, ridicolizzare le sue pretese e renderlo ridicolo agli occhi del mondo», come scrivono Ernst Gombrich (uno dei pochi storici dell’arte ad aver preso sul serio la caricatura) ed Ernst Kris in un breve trattato del 1940. Per questo, benché la satira sia antica la caricatura è recente (per questo non abbiamo caricature antiche, a parte il povero Rufo rozzamente disegnato su una parete della Villa dei Misteri a Pompei). Nasce nell’Italia del Manierismo, una specie di gioco di società per artisti (Carracci, Bernini, e Ghezzi, famoso solo per le sue caricature). Contemporaneamente il nuovo medium della stampa satirica si diffonde durante le guerre di religione, sia pure senza vere caricature personali dal vivo.

Caricatura e stampa satirica si fondono in un nuovo genere nell’Inghilterra del Settecento, cioè una nazione dove è permessa una parziale libertà e dialettica politica e dove tutta la società che conta è riunita in una sola città, Londra. Il fondatore del genere è William Hogarth,

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