«La pelota no se mancha», “la palla non si sporca”, sono le parole con cui Diego Armando Maradona chiudeva la sua carriera, il 10 novembre 2001, al Bombonera di Buenos Aires, in occasione della sua partita d’addio al calcio giocato. Voleva dire – e in quel senso è spesso stata ripetuta negli anni successivi – che nonostante tutte le brutture, la corruzione, gli scandali (a cui, certo, lo stesso Maradona non era stato estraneo) che potevano toccare il calcio, permangono sempre una bellezza e una purezza incontaminabili del gioco in sé. Parole a cui è facile tornare a pensare in queste settimane, mentre si svolge, accompagnato da polemiche su più fronti, il Mondiale dell’America trumpiana. Negli ultimi anni il calcio è cambiato insieme alla società. Nuove insidie che minacciano di sporcare la palla si sono aggiunte. All’analisi delle più significative metamorfosi che stanno investendo il calcio contemporaneo è dedicato Il Neocalcio, saggio firmato dai giornalisti sportivi Bruno Bartolozzi ed Enrico Currò, uscito per Rogas Edizioni. Mettendo insieme analisi dei fatti e riferimenti filosofici che passano per Nietzsche e Foucault, gli autori offrono una panoramica delle dinamiche del calcio attuale, esaminando il suo passaggio da rito comunitario a prodotto commerciale atomizzato. Ci siamo scambiati delle mail per parlare di alcuni dei temi che affrontano nel libro.
Inizio con una domanda personale. Siete giornalisti sportivi con una lunga esperienza. Volevo chiedervi come avete visto cambiare il calcio dalla vostra prospettiva? O, per dirla meglio, com’è cambiato il modo di raccontare il calcio?
B.B.: Il modo di raccontare il calcio è cambiato radicalmente da quando i portatori di interesse e cioè i club, i calciatori, i tesserati in genere, gli sponsor, ma anche le istituzioni, le aziende per la costruzione di impianti, gli agenti, i portavoce dei fondi di investimento eccetera hanno deciso di impossessarsi del racconto di quello che accadeva per evitare che ci fosse una mediazione. Oggi chi fa racconta le cose. E cioè, detta papale papale, se la canta e se la suona. Questa attitudine soffoca la libera circolazione non solo delle idee e delle valutazioni, ma dei fatti stessi che spesso vengono nascosti. Non si possono fare più interviste senza che Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti