Daniel Marguerat, professore emerito alla Facoltà di Teologia dell’Università di Losanna, è un biblista di fama internazionale, noto per i suoi fondamentali contributi all’esegesi del Nuovo Testamento e alla storia delle origini del cristianesimo. Di confessione protestante, è anche stato pastore della Chiesa evangelica riformata del Cantone di Vaud. A questa esperienza pastorale non è forse estranea la vivacità della scrittura dell’autore, straordinaria anche in occasione degli interventi più specialistici ed eruditi. Tra i suoi libri disponibili in italiano ne segnalo tre in particolare, tutti pubblicati dall’editore Claudiana: Gesù di Nazareth. Vita e destino, Paolo di Tarso. “L’enfant terrible” del cristianesimo e, scritto al di fuori di ogni registro accademico, in uno stile elegantemente colloquiale, Risurrezione. Un percorso di vita. È proprio sulla Resurrezione che ha accettato di rispondere ad alcune domande.
Vorrei cominciare col chiederle qual è il rapporto di filiazione tra la credenza ebraica nella resurrezione dei corpi e la successiva fede cristiana nella resurrezione di Gesù.
Questo rapporto di filiazione è capitale: senza tenerne conto non è possibile comprendere l’affermazione neotestamentaria della resurrezione di Gesù. La fede ebraica nella resurrezione è molto tardiva, risale al II secolo a.C. Nasce in quel momento come reazione alle sventure storiche di Israele, e in risposta alla pressione culturale ellenistica imposta dal re Antioco IV. All’epoca il popolo ebraico non si può più accontentare dell’idea per cui Dio determinerebbe la felicità o l’infelicità degli individui nel tempo della loro esistenza, a seconda dei loro meriti e demeriti. Nasce allora la fede in un aldilà creato da Dio: la vita dell’individuo non è interrotta dalla morte, la morte non è più un paese dell’oblio, come dicono i Salmi, ma Dio alla fine dei tempi procederà a un risveglio dei defunti e pronuncerà un verdetto di benedizione o maledizione sulla loro vita. È nel Libro di Daniele, scritto nella seconda metà del II secolo a.C., che per la prima volta compare questa credenza assolutamente nuova. Israele risponde così al bisogno di rompere il silenzio di Dio: non è possibile che Dio permetta che coloro i quali credono in Lui concludano la propria vita nell’infelicità e nello sconforto, la parola definitiva di Dio sugli individui non è pronunciata prima della loro morte. Questa credenza “new age” è osteggiata dalla corrente dei Sadducei, che le rimproverano di essere del tutto estranea alla religione delle origini, ma viene sostenuta dalla corrente dei Farisei e si radica solidamente nella fede popolare. Il cristianesimo ne raccoglie il retaggio. Ma la sua novità consiste nell’affermare che, nel caso di Gesù, la resurrezione del corpo non avverrà alla fine dei tempi, ma è avvenuta subito dopo la sua morte. Gesù è dunque il primo a conoscere il destino della resurrezione.
Quando parliamo di resurrezione dei corpi, cosa dobbiamo intendere per “corpo”?
Il Nuovo Testamento parla proprio di resurrezione dei corpi, e non della carne, c’è un’enorme differenza. Noi siamo eredi di un’antropologia greca secondo la quale il corpo sarebbe l’involucro materiale dell’anima. L’antropologia ebraica, quale la si trova nei Vangeli e nelle Lettere di Paolo, non ha nulla a che vedere con questa concezione: il corpo è la persona. Quando gli Ebrei dell’epoca di Gesù parlano di “corpo”, dobbiamo intendere la persona nella sua integralità, con la sua storia, la sua evoluzione, le sue azioni, insomma per come è stata forgiata dalla vita. La resurrezione del corpo è dunque la resurrezione della persona, sulla quale Dio pronuncerà la sua verità. La nozione d’immortalità dell’anima comparirà nella tradizione ebraica o cristiana a partire dal II-III secolo, e solo in alcuni scritti.
Per quanto riguarda il cristianesimo delle origini, quello dei primi seguaci di Gesù, possiamo considerare che sia stata la fede nella resurrezione dei corpi a determinare la divinizzazione di Gesù, oppure, al contrario, che la divinizzazione di Gesù abbia portato a credere alla sua resurrezione?
È vera la Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti