Manca un giorno. Ivo attraversa la piazza. Come sempre, fa due volte colazione: prima al bar di Ciro, caffè e cornetto, poi al bar di Anselmo, focaccia e caffè decaffeinato (per non esagerare). Ciro sa che Ivo va anche da Anselmo, e Anselmo sa che Ivo va anche da Ciro. Anselmo e Ciro sono fratelli e si odiano. Ivo non c’entra niente con la loro famiglia e fa due volte colazione perché, semplicemente, gli piace fare una colazione abbondante; e Ciro ha i cornetti migliori, mentre Anselmo ha la focaccia migliore. Sei giorni fa Ciro ha promesso a Ivo una grossa somma di denaro in cambio di un semplice servizio: dare fuoco al bar di Anselmo. Ivo ha accettato, perché ha bisogno di soldi. Si è preso una settimana di tempo per studiare il modo. Non ha smesso di andare tutte le mattine anche al bar di Anselmo, un po’ per non dare nell’occhio e un po’ per, appunto, studiare il modo di dargli fuoco. Ivo non ha nessuna esperienza di incendi, e Ciro gliel’ha messa giù facile: «Entri di notte, che tanto la porta a vetri è chiusa per modo di dire; versi una tanica di benzina, butti il fiammifero e scappi». Dopo aver fatto l’accordo con Ciro, Ivo ha sentito un po’ di disagio nel prendere la focaccia e il caffè decaffeinato da Anselmo. Il disagio è cresciuto, e così al terzo giorno Ivo ha vuotato il sacco e ha detto tutto a Anselmo. Anselmo non se l’è presa («Sei un bravo ragazzo, Ivo, lo sanno tutti; e tutti sanno cosa vuol dire aver bisogno di soldi») e anzi ha fatto a Ivo una controproposta: gli ha offerto il doppio per dare fuoco al bar di Ciro: «Quel cretino non chiude mai la finestrella del cesso, tu ci passi di sicuro: entri, metti una tanica di benzina con un po’ di miccia, e te ne vai». Ivo ha accettato, sia perché ha bisogno di soldi sia perché ha paura di Ciro. Il quarto giorno, però, gli viene in mente che anche di Anselmo c’è da aver paura. Così racconta tutto a Ciro, che lo loda per la sua schiettezza e gli offre il doppio del doppio. «Lo so, gli dice, che tu non vuoi né bene né male né a me né a quel farabutto; per te contano solo i soldi; quindi hai fatto bene, è giusto, a comportarti così». Più o meno le stesse cose gli ha detto, il quinto giorno, Anselmo: che non è arrivato a offrire a Ivo il doppio del doppio del doppio («Porta pazienza, fin lì non ci arrivo»), ma comunque qualcosa di consistente ha aggiunto; e gli ha promesso colazioni gratis per tutta la vita. «Questo no», ha detto Ivo, «qualcuno potrebbe insospettirsi». «Hai ragione», ha detto Anselmo. Il sesto giorno, il giorno di cui stiamo parlando, Ivo non ha detto niente né a Ciro né a Anselmo, ma durante le colazioni non ha potuto evitare degli scambi di occhiate significative: né con Ciro, né con Anselmo. A entrambi ha fatto capire, così crede, che le cose andranno secondo i rispettivi desideri. Adesso deve decidere che cosa fare. Le scelte sono: non fare nulla, tanto nessuno ancora gli ha dato un soldo; dare fuoco al bar di Ciro o al bar di Anselmo, con tutti i pericoli connessi (difficile che Ciro o Anselmo, col bar andato a fuoco, rinuncino a vendicarsi anche su di lui), o andare dalla polizia. In teoria potrebbe dare fuoco a entrambi i bar, ma teme che questo renderebbe difficile riscuotere i compensi concordati.
Alle quattro di mattina Ivo va al bar di Ciro con due taniche appese alle mani. Sta per infilarsi nella finestrella del cesso quando Ciro compare, lo prende per i piedi e gli dice: «Idiota, cosa fai? Va’ da Anselmo, su». Ivo attraversa la piazza. Sta dare un calcio alla porta a vetri di Anselmo quando Anselmo gli compare alle spalle e gli dice: «Scemo, cosa fai? Va’ da Ciro, su». Ivo torna da Ciro, in lacrime, e gli dice: «Non ce la faccio. Dagli fuoco tu, a quel bar, se hai voglia». Molla lì una tanica e corre di nuovo da Anselmo. «Queste sono questioni vostre», gli dice, «io non c’entro. Dagli fuoco tu, se proprio vuoi, al bar di tuo fratello». Dopodiché molla lì l’altra tanica e scappa. Quando torna in piazza al mattino vede i due bar bruciati, i pompieri che finiscono di spegnere tutto, la gente intorno che curiosa e confabula. C’è una camionetta della polizia e tutti dicono che dentro ci sono Ciro e Anselmo, e che li stanno torchiando. Arriva però di corsa la Gina, che tutti sanno essere l’amante di Ciro, e comincia a gridare: «Ciro non ha fatto niente! È stato con me tutta la notte!». Subito dopo arriva la Nives, che tutti sanno essere l’amante di Anselmo, e comincia a gridare: «Anselmo non ha fatto niente! È stato con me tutta la notte!». La Gina e la Nives vengono fatte salire nella camionetta. A Ivo sembra che tutti lo guardino, però lui è tranquillo: in fondo non ha fatto niente. Però si domanda: chi ho incontrato, questa notte, se Ciro e Anselmo erano entrambi dalle loro amanti? Nel pomeriggio, mentre Ivo è a casa a rigirarsi in testa questa domanda, suona il campanello: è la Gina, che gli salta addosso e gli fa delle cose tali che nessuna donna mai gliele ha fatte, a Ivo. «Mi raccomando», gli dice poi, «non dire a nessuno cosa è successo questa notte. Se manterrai il silenzio, tornerò». Ivo promette. La Gina è appena andata via che suona ancora il campanello: è la Nives, che salta addosso a Ivo e gli fa delle cose tali che quelle della Gina, al confronto, erano niente. «Mi raccomando», gli dice poi, «non dire a nessuno cosa è successo questa notte. Se manterrai il silenzio, tornerò». Ivo promette. Stremato, appena la Nives se ne va si addormenta. Ma poco dopo suona il campanello ancora: è la Fedora, la moglie di Ciro, che gli salta addosso e gli fa delle cose tali che di quelle della Nives, ormai, Ivo non si ricorda nemmeno più. «Aiutami a mandare in galera quel delinquente di mio marito e quella troia che lo copre», gli dice. «Tu sai quello che è successo: se parlerai, tornerò». Ivo promette. Al quarto squillo del campanello già capisce che è la Iris, la moglie di Anselmo. «Cosa fai tutto nudo?», gli dice la Iris appena Ivo le apre la porta. «Rivestiti, pagliaccio. Senti: so che Anselmo ti aveva promesso un sacco di soldi, e te li darò io se mi aiuterai a mandare in galera lui e quella puttana che lo copre». «Finalmente una scelta facile», dice Ivo mentre si infila le mutande.