Dei tanti rammarichi che mi abitano la testa, ce n’è uno che si riaffaccia con insistenza. Settimanale, direi, se non quotidiana. Lo fa in situazioni molto diverse, ma più o meno dice sempre la stessa cosa, ossia: «Lo vedi che ti succede a non aver letto letteratura per ragazzi, quando eri ragazza?».
Perché, secondo il caro Signor Rammarico Ricorrente, chi da ragazzo legge letteratura per ragazzi vive meglio di chi non lo fa. E ora io, se paragono la mia vita a quella di chi so che lo ha fatto, ecco, faccio fatica a replicare.
Anche se, a mia discolpa, direi che in Italia, di letteratura per ragazzi, boh, ce n’era poca. Quando io ero ragazza, ossia nei più o meno tardi anni Ottanta, che cosa avrei potuto leggere? Il barone rampante? Simpatico, ma non a dieci anni. Rodari? Mah. Salgari? Stevenson? Pitzorno e Costa? Letti, ma vent’anni dopo. Mio babbo in effetti mi regalò L’isola del tesoro, e forse mi piacque anche, ma insomma, poco. Ho amato quel libro, come tutto Stevenson, ma dopo i trentacinque anni.
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