Ci sarebbe bellezza nel sapere che il tuo unico compito è restare in vita fino all’alba. Perché, se sopravvivi, all’alba ammazzi il mostro e sei a posto. Ma il fatto è che tu non sopravvivi, a meno che non incarni un rigidissimo set di caratteristiche individuali determinate cinquant’anni fa in nome di un ruolino di marcia che nasceva dalla ripetizione, ed è stato canonizzato in base a qualche osservazione svagata.

La final girl è una truffa. È sempre una questione di soldi, quest’obbligo di scrivere di eroine in grado di superare muri di fiamme. Lo stesso concetto di “personaggio femminile vincente” è un grosso imbroglio, in effetti, ma la final girl come concetto nello specifico è quello che accade quando una ricerca accademica viene scambiata per un manuale di istruzioni. (Un po’ come il termine incel viene coniato da una donna canadese per parlare di se stessa, e poi il termine va in giro a fare danni.) L’invenzione della final girl si deve alla realtà di alcune migliaia di film a basso costo scritti con lo stampino dalla seconda metà degli anni Settanta, sulla scia di Non aprite quella porta e soprattutto del primo Halloween – la studiosa Carol J. Clover aveva notato alcune somiglianze nell’intreccio di base (un gruppo di personaggi viene decimato da un assassino, l’unica sopravvissuta, una donna giovane e ordinaria, uccide il mostro), però Clover lo diceva, a mo’ di mani avanti, che il suo tentativo di dare una sistemazione teorica alla sopravvissuta nasceva dalla marea di prodotto sovrapponibile, e che quelle migliaia di titoli thriller esistevano sulla scia di un paio di successi imitati con solerzia in nome del desiderio di agganciarsi a qualcosa che funzionava già. Era solo accaduto che funzionasse il “personaggio femminile affronta il carnefice” (se proprio vogliamo fare della teoria: personaggio subisce trasformazione, sopravvive alterato). Ma intanto la formuletta musicale – final girl, due parole – ha preso velocità dopo la pubblicazione di Clover presso la Princeton University Press (Men, Women and Chain Saws, 1992) e ha assunto una vita sua terrificante, come le schegge della ramazza per Topolino apprendista stregone.

E come sono, queste ragazze? Carine, ma non troppo: fini, non belle; abbigliamento ragionevole; studiose, ma incapaci di catalizzare invidia; più diligenti che ambiziose; pronte a girare su se stesse per trasformarsi in survivors

Il piacere sotterraneo della nostra cultura di base sta nel vedere centinaia di cose tutte uguali. La ripetizione porta a una storia prevedibile eseguita con precisione. E siccome la nostra cultura

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