Il racconto della scuola è stato un tema frequentato spesso, e comprensibilmente, dalla nostra narrativa più engagée. Non solo negli ultimi anni, all’interno di un romanzo che si impegna volentieri, e che elegge proprio la condizione della scuola a spunto privilegiato di un racconto che nutre scopi pedagogici espliciti; ma anche nella nostra tradizione, con radici risorgimentali e sviluppi riformistici – basti pensare a De Amicis e Collodi, o nel Novecento a Mastronardi, Lodi, Rodari, a Onofri, e più di recente a Dai Pra e Cenciarelli (in mezzo il caso, e l’equivoco, di Alessandro D’Avenia, con i suoi professori-maestri-di-vita che si vorrebbe veder radiati dall’insegnamento per assenza di senso del limite e di sano materialismo). Quanto all’oggi, ovvero all’attualità strettissima, è interessante rilevare che nel mondo della scuola sono ambientati due dei migliori romanzi presenti nella dozzina del Premio Strega di quest’anno.
Nei Convitati di pietra (Einaudi, 2026), di Michele Mari, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti