Il sentimento delle nostre vacanze, il senso dell’estate italiana, ha un centro forse reale e certamente immaginario: il miracolo economico. I ventenni del boom sono stati definiti (in un libro di Simonetta Piccone Stella che portava questo titolo) “la prima generazione”: la prima volta in cui dei giovani si sono visti come tali, con comportamenti, consumi, stili di vita autonomi. Allo stesso modo potremmo dire che c’è stata, o così è stata vissuta e la viviamo ancora, una Prima Estate, la madre di tutte le estati a venire. Nella ricostruzione mitica di quegli anni, quale può essere suggerita dal cinema, viene da visualizzare una massa di ragazzi, ancora vestiti con giacche e cravatte che li fanno sembrare più vecchi; lentamente si girano scoprendo alle proprie spalle il mare, che nessuno aveva mai visto così, e lo vivono.
A rivelare il mutamento può essere il confronto con alcuni film dei decenni precedenti. Nel 1933 Treno popolare di Raffaello Matarazzo mostrava le prime vacanze di massa organizzate dal fascismo, con i treni che portavano i gitanti da Roma a Orvieto. Nel 1950 Domenica d’agosto di Luciano Emmer è il trionfo di un popolo, ancora una piccola borghesia vista con affetto e indulgenza, in una Ostia di fraschette e Frascati, e sullo sfondo Roma svuotata con il solo povero vigile Mastroianni (doppiato da Sordi). Ma dieci anni dopo, nei film del boom, è tutta l’estate, tutta l’Italia ad apparire sotto il segno delle vacanze. I due luoghi simbolici del cinema italiano dell’epoca sono l’automobile e la spiaggia: l’Italia si attraversa in fretta, per centinaia di chilometri, e le spiagge sono popolatissime, piene di gente di ogni classe, e di giovani. È un paese pieno di canzoni, di juke box, di Stefanie Sandrelli stese al sole con la radiolina (l’inizio di Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli, 1965), di Claudie Cardinale sedotte e abbandonate in viaggio verso Riccione (La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, 1961) e di Catherine Spaak attorniate da giovinastri e seduttori di mezza età (La voglia matta di Luciano Salce, 1962).
Le istantanee di queste stagioni mostrano sincronicità fin troppo facili da spendere in senso simbolico. Come anno di partenza può andar bene il 1959, data della prima “canzone per l’estate”, Legata a un granello di sabbia di Nico Fidenco. In quelle stesse settimane, a cavalcare in automobile lungo le nostre spiagge è il più illustre dei nostri antimoderni: Pier Paolo Pasolini sfreccia in 1100 lungo le coste italiane, dalla Liguria giù alla Sicilia e ancora su lungo l’Adriatico fino alla sua regione d’origine, il Friuli, in un reportage per la rivista «Successo». La tappa finale è un trauma storico-geografico: Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti