Che delusione, De Gregori.

Per chi se la fosse persa, il cantautore romano ha detto una cosa molto semplice: che prova un certo imbarazzo quando cantanti, attori e personaggi dello spettacolo in generale intervengono sulle grandi questioni internazionali come se possedessero competenze particolari in materia. Ha spiegato di non sentirsi titolato a dire agli altri cosa pensare di Gaza, di Israele o di qualsiasi altra crisi geopolitica e di non capire per quale motivo l’opinione di un musicista dovrebbe avere più peso di quella di un idraulico, di un ventriloquo o di una incaricata Stanhome. Non ha sostenuto che gli artisti debbano tacere, né che non abbiano diritto a esprimersi: ha semplicemente messo in dubbio l’idea che la notorietà conferisca automaticamente una qualche forma di autorevolezza politica o morale.

 Quando ho appreso della sua dichiarazione ho subito pensato: ma come si fa? Ma come si faaaaaaaaaa dico io? Ma davvero si può dire una cosa del genere? Non perché fosse sbagliata eh. Anzi, per l’esatto contrario. Una posizione così scosciatamente ragionevole, condivisibile, financo pleonastica e che di certo avrebbe messo d’accordo tutti. Un artista non mi si dovrebbe attardare su queste opinioni natalizie. Questo ho pensato. 

E invece non c’avevo capito niente.

La gente ha iniziato a strapparsi la faccia come le indiane lakota davanti ai corpi esanimi dei figli sul campo di battaglia del Rosebud (17 giugno 1876). Ho letto parole come “tradimento”, “delusione”, “caduta”, “ma che davero?”, “della serie anche no”, “vecchio demmerda”. Sembrava che De Gregori avesse spiegato per filo e per segno, con tanto di lucidi, come clonare le carte di credito degli anziani con la pensione minima.

E allora, dico, quanta nostalgia dei tempi dorati della mia giovinezza. Negli anni Ottanta e Novanta a volte accadeva che il tuo musicista preferito facesse ben di peggio di De Gregori. Magari la cronaca lo riportava come sospettato di qualche reato schifoso: violenza domestica, pedofilia, torture su animali, molestie a diplomatici, la truffa dei

Questo contenuto è visibile ai soli iscritti

Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo.

Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.