Mi ricordo, oh se mi ricordo, quando negli anni Novanta andavamo alle fiere dell’editoria. Andavamo a Belgioioso, dove nel 1996 Alberto Castelvecchi, che aveva da poco pubblicati i primi libri di Aldo Nove e Isabella Santacroce, proclamava fieramente ma anche con risentimento – e della battuta si discusse per un po’, anche nei giornali –: «Noi piccoli editori investiamo per trovare i nuovi autori, e voi grandi editori ce li portate via». Nel 1997, l’anno dopo, il Salone del libro di Torino ebbe come tema, nientemeno, «L’immortalità»; ma, scriveva nel quotidiano «il manifesto» Maurizio Bartocci, il 25 maggio di quell’anno, «a sentire gli editori, e soprattutto quelli “piccoli”, il tema di questa edizione sarebbe dovuto essere la “sopravvivenza”. Come sopravvivere nel folto panorama editoriale italiano contemporaneo, dove al calo dei lettori si risponde paradossalmente con l’aumento dei titoli in catalogo, si fa questione primaria, soprattutto oggi che lo slogan “piccolo e bello”, strillato a piena voce alla fine degli anni Ottanta, si è svuotato di ideali culturali e riempito di preoccupazioni finanziarie». Bartocci dava notizia anche della nascita di una società di servizi per iniziativa di alcuni piccoli editori (Theoria, Transeuropa, Costa & Nolan, con Castelvecchi che ancora – l’articolo non lo dice, qui vado a memoria mia – valutava l’ipotesi di partecipazione): un magazzino centralizzato, un ufficio stampa comune, una rete di promozione ad hoc; e l’articolo era eloquentemente intitolato «Uniti si sopravvive». Bartocci non poteva sapere che la storia di quella società di servizi sarebbe terminata presto, e nel modo peggiore: con una persona che se la dà a gambe lasciandosi dietro un mucchio di debiti e un polverone di raccomandate, con una causa, e con la compromissione definitiva di un buon numero di rapporti umani. Non mi risulta che ci siano stati tentativi simili negli anni successivi.

Ma comunque: mi ricordo,

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