Di fronte all’idea che un compositore delle avanguardie di inizio Novecento dovesse essere un bohémien che viveva in qualche soffitta, facendo la fame, come pensare di poter annoverare seriamente nella categoria la figura pavoneggiante di Lord Berners, il compositore, scrittore, pittore ed eccentrico aristocratico britannico? Nato nel 1883 come Gerald Hugh Tyrwhitt, ascese al rango di baronetto della famiglia nel 1918, quando tre zii caddero da un ponte dopo aver partecipato a un funerale. E già partiamo bene… ma la storia fu riportata da Lord Berners stesso, e non era necessariamente vera, come molti altri fatti della sua vita non si sa bene se siano veri o, piuttosto, tratti dai suoi divertenti romanzi, come Far from the Madding War, pubblicato nel 1941, dove il protagonista, un certo Lord Fitzcricket, è un compositore, scrittore e pittore dilettante «abbastanza astuto da rendersi conto che, nei paesi anglosassoni, l’arte è più apprezzata se accompagnata da una certa dose di pubblicità eccentrica».
Affermazione che si adattava senza fatica alle sue inclinazioni naturali, tanto che Berners centrò senz’altro questo obiettivo prima della sua morte. Nel suo lungo repertorio di stranezze vi sono: una giraffa come animale domestico, i piccioni che tingeva di diversi colori per abbellire i terreni della sua Faringdon House, nell’Oxfordshire, il prezioso clavicordo costruito da Arnold Dolmetsch incastonato nel vano rivestito di velluto verde sotto il sedile dell’autista nella sua Rolls Royce, per soddisfare l’impulso di comporre mentre era in viaggio, le sconcertanti maschere che indossava anche quando era solo («mi annoia molto il mio viso»), il pianoforte a coda sistemato nella piscina, con ogni nota nera decorata con un éclair al cioccolato, su suggerimento dell’amico Salvador Dalí. Memorabili, poi, furono i ritratti che Berners fece a Moti, il cavallo bianco appartenente a Penelope Betjeman, moglie del poeta John Betjeman, dopo averlo invitato (il cavallo) ad andare a prendere il tè nel suo salotto a Faringdon House.
Fin da bambino, Berners dimostrò invece una certa eccentricità e, avendo sentito dire che se si getta un cane in acqua imparerà a nuotare, lanciò il cane di sua madre dalla finestra per capire se, applicando la stessa logica, avrebbe imparato a volare
Tuttavia, se la produzione creativa di Berners consistesse esclusivamente in memorabili battute e buffe trovate fatte per stupire, diventerebbe noioso parlarne. E invece, a quasi ottant’anni dalla morte, la sua musica, attività nella quale eccelse – lui amateur nella più pura espressione settecentesca del termine –, rimane un lascito qualitativamente significativo, ancorché modesto nelle dimensioni. Sicuramente incantò Igor Stravinskij, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti