Serviva una nuova traduzione di Portnoy’s Complaint dopo quella di Roberto C. Sonaglia per Einaudi?
Non è questione giudicabile adesso, o almeno non del tutto. Bisognerà vedere come il libro si assesterà presso il pubblico, se per esempio avrà luogo, anche per Roth, il fenomeno dell’adelphizzazione. Forse non avrà luogo. Può darsi che al lettore venticinquenne d’oggi, maturato dentro un orizzonte editoriale tanto asfittico quanto falsamente sterminato (quali libri riescono a esistere davvero? e in ragione di cosa?), il nome di Philip Roth suggerisca un vago sentimento di feticcio, appeso a letture mancate e ragguagli di seconda mano: celebrato a suo tempo, consacrato e sconsacrato, recentemente pressoché negletto per motivi diciamo stagionali, per quella follia livellatrice che si chiama l’umore dei tempi. Potremmo interrogarci su cosa può esigere o cosa sia in grado di esigere o perfino sia disposto a esigere il nostro lettore venticinquenne – che poi generalmente è una lettrice – da un monumento che per quanto ben piantato nel canone della narrativa americana soffre comunque lo scricchiolio dell’usura.
La ri-traduzione di Adelphi, affidata a Matteo Codignola, è senz’altro parte di un’operazione editoriale.
Il titolo «mutilato», Portnoy, ha fatto discutere sin dall’annuncio, ma se parliamo di lesa maestà abbiamo visto reati più gravi. Penso alla molto discussa titolazione francese del romanzo: Portnoy et son complexe, da Gallimard (ma poi La plainte de Portnoy nel primo volume della «Pléiade»). C’è da dire che il complesso è definito già in esergo del libro come disturbo legato alla moralità del paziente perverso (il pene perplesso), e che il dottor Spielvogel lo registra per l’appunto come «Portnoy’s Complaint» (qui anche la traduzione di Codignola conserva: «Lamento di Portnoy»).
La traduzione di Codignola prende di petto il carattere essenzialmente comico del Portnoy, ma talvolta finisce per disinnescarlo
Questo nuovo titolo (tra le ricche polemiche e i commenti quasi straziati dei soliti cazzoni sui social, perché anche in letteratura ormai devi fare il tifo) allora cos’è? Centratura sul personaggio o castrazione della sua inimitabile logorrea? Un buon motivo per accoglierlo, Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti