Una ventina d’anni fa, con alcuni amici mettemmo su una rivista di cinema che durò appena un paio di numeri: il primo era dedicato al documentario, che ci sembrava l’avanguardia del nostro cinema, e il secondo si chiedeva: “Il teatro salverà il cinema italiano?”. La risposta retrospettivamente è un no, e oggi sembra anche strano che si potesse porre una domanda del genere. Il fatto è che, davanti a un cinema ingabbiato in un nuovo riassetto produttivo nel duopolio Rai-Medusa, molti gruppi teatrali mostravano all’opposto una fantasia visionaria sbalorditiva ed erano, al limite, più cinema. Parlavamo della Raffaello Sanzio, dei Motus, delle Albe, del Teatrino Clandestino, di Emma Dante, Danio Manfredini, Fanny e Alexander e altri ancora. Spettacoli che col cinema avevano spesso un rapporto fortissimo, vi tendevano o vi alludevano. Tanto che in quegli stessi anni un produttore annunciò una serie di film che avrebbero segnato il passaggio alla regia di questi autori e gruppi. Poi non se ne fece niente, ma col cinema si sono confrontati Mario Martinelli con esperimenti che hanno avuto circolazione limitata, ed Emma Dante con tre titoli vitali e originali.
Forse ci incitava anche il fatto che qualche anno prima alcuni titoli avevano mostrato una via poco battuta. Il Riccardo III di Al Pacino e Zio Vanya sulla 42ma strada di Louis Malle lavoravano sul meccanismo-teatro, sulle prove, sull’analisi delle performance. Riflettevano insieme sul teatro e sul cinema. E in Italia c’era stato un esempio straordinario, Teatro di guerra di Mario Martone, che affrontava la pratica teatrale con uno stile libero, contagiando la regia cinematografica con i tempi delle prove, in una specie di pedinamento documentario. Ancora oggi mi pare che resti questa la chiave del confronto possibile, anzi auspicabile, tra cinema e teatro.
Il cinema si è sempre nutrito del teatro, e all’inizio più delle sue forme basse (il music hall, il melodramma, il Grand-Guignol) che di quelle alte. È da lì che arrivano Méliès, Griffith, Chaplin. Col sonoro, il tema dell’adattamento teatrale è poi stato per decenni un falso problema che ha generato Snaporaz è una rivista indipendente che retribuisce i suoi collaboratori. Per esistere ha bisogno del tuo contributo. Accedi per visualizzare l'articolo o sottoscrivi un piano Snaporaz.Questo contenuto è visibile ai soli iscritti