La Cecilia, romanzo dell’esordiente Michela Panichi edito da Nottetempo, già finalista al Premio Calvino, anticipa i suoi elementi fin dalla copertina. Una ragazza sta accucciata su uno scoglio, colta nel gesto di lanciare in acqua il pezzo di sopra del costume. 

Siamo a giugno, alla fine degli anni Novanta. Cecilia, la protagonista, arriva con la famiglia a Ischia per le vacanze, come ogni estate. Ma questa volta c’è qualcosa di diverso, perché Cecilia ha tredici anni e aspetta la prima mestruazione, o per meglio dire la aspetta sua madre, che in vista di questo cambiamento la mette a dormire nello studio, separandola dal fratello Luca, e le cambia bagno, facendole usare il suo. Cecilia non si riconosce nel nuovo ordine, lo rifiuta. Ha perso il suo spazio, e sogna che il soffitto la schiaccia. Si ritrova isola sull’isola, separata dal fratello, distante dalla madre presa dalle sue emicranie, lontana dalla città e dall’amica Teresa. Arrivare nella casa di vacanze, un anno dopo l’altro, porta a inevitabili bilanci, specie quando c’è in gioco il passaggio all’età adulta, alle prese con l’identità sessuale e di genere. L’identità è il tema che attraversa il romanzo a partire già dal nome della protagonista. Cecilia come un «verme del Sud America, maschio e femmina, e non vede». Cecilia invece vuole vedere con i suoi occhi e scegliere per sé stessa, in un romanzo in cui gli occhi sono molteplici, e che si sviluppa, nonostante sia per metà di spazi aperti, in una tensione claustrofobica, come sotto a una lente di ingrandimento. Il paese di Sant’Angelo è «una condanna a essere sempre visibili». Solo la notte la protagonista può pensarsi libera. «Mi sembrò che a quell’ora, mentre gli occhi di Sant’Angelo dormivano, il mio corpo appartenesse solo a me». 

Del suo corpo androgino nonostante la pubertà la protagonista prende consapevolezza al mare: «il mio costume, che era di un modello simile a quello indossato da mia madre, su di me metteva in risalto il petto comicamente piatto». Cecilia decide di inventarsi, di pensarsi altro, e per trasformarsi

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